“Il M5S ha la responsabilità gravissima di aver immesso nella vita pubblica un tasso di violenza che è intollerabile. Violenza nel linguaggio, nel rapporto tra esseri umani, tra interlocutori politici”. Inizia così la lunga invettiva del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, contro i 5 Stelle, nel corso della sua rubrica settimanale su Lira Tv. “Offese continue per anni” – continua – “calpestamento della dignità delle persone, una Italia descritta come tutta una banda di farabutti, di delinquenti e di ladri tranne i 5 Stelle. Adesso stanno cercando di cambiare l’abito. Grillo ha detto che non è più tempo dei vaffa. Bene, mi fa piacere. Ma intanto prenditi la responsabilità di avere offeso milioni di persone. Quando fai politica e non ti assumi le responsabilità, ti puoi anche divertire. E’ stato divertente fare la politica come cabaret e fare i comizi nelle piazze, dicendo vaffa qui e vaffa là. Poi andiamo alle prove di governo, come Roma, e abbiamo un disastro totale“. E aggiunge: “Questa violenza verbale dei 5 Stelle nei territori permane. I comportamenti del M5S a livello di periferia sono intollerabili. Nel Consiglio regionale campano i 5 Stelle hanno atteggiamenti squadristici. Mentre Di Maio si è messo il vestitino della Prima Comunione, la gran parte dei 5 Stelle continua a mantenere un atteggiamento di aggressività, di offesa permanente e di demagogia a livelli intollerabili”. De Luca cita la notizia delle “fila” per il reddito di cittadinanza nel Sud, notizia rivelatasi non del tutto vera: “Da oggi, non inizia la Terza Repubblica, come ha detto qualcuno, ma la stagione della verità. A quei milioni di disoccupati, a cui è stato detto che avranno 1600 euro al mese, qualcuno dovrà rispondere. E vedrete che la realtà sarà dura per tutti”. Il politico, poi, menziona l’accordo saltato tra Bersani e M5S cinque anni fa: “I 5 Stelle oggi chiedono responsabilità ai partiti. Quando furono Bersani e Renzi a chiederla a loro, fuggirono e rifiutarono ogni responsabilità, dando dei ladri e farabutti. Bersani fu umiliato dai 5 Stelle. Se loro chiedono il voto agli esponenti politici di altre formazioni, comincino a dire che anche i loro interlocutori sono persone perbene. Perché non si può pensare di chiedere il voto a chi si ritiene un ladro o un assassino o un delinquente”. E aggiunge: “Lo dico perché ho querelato per diffamazione quattro volte Luigino Di Maio, che mi aspetto rinunci all’immunità parlamentare. Anche questo significa essere fuori dalla casta. Gli atti di violenza, a cui abbiamo assistito in questa campagna elettorale per gettare fango sulle persone, fino all’uso di camorristi per condizionare il voto politico, è stata una vicenda che è uno scandalo nazionale. Questo è stato un atto di violenza inaudita”

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