Le ragioni dell’ondata che ha travolto il sistema politico italiano erano state previste sin dalla fine del secolo scorso, in libri molto noti. A rileggerli oggi, sembra che che manchino solo i dettagli: sui quali, in compenso siamo tutti anche troppo informati, al punto da discuterne sugli autobus, nei bar e sui social, in modalità che variano fra lo smarrimento e l’esultanza. La spiegazione più semplice si trova forse in Zygmunt Bauman, La solitudine del cittadino globale (Feltrinelli, 2000): dove ritrovo, anticipato, anche molto del mio Non c’è sicurezza senza libertà (Il Mulino, 2017). È già tutto lì: la Brexit, Trump, il nostro 4 marzo. E tutto ha a che fare con una cosa che si chiama (in)sicurezza.

Ma non la (in)sicurezza pubblica o nazionale, scoppiata dopo l’Undici settembre e l’intensificarsi dei flussi migratori: quella è un falso bersaglio. La (in)sicurezza sociale, semmai: di cui la prima è solo una maschera. Bauman racconta come già Bill Clinton dovesse le proprie fortune elettorali anche a strizzate d’occhio securitarie: come quando, da governatore dell’Arkansas, autorizzò l’esecuzione di ritardato mentale, Richy Ray Rector. E Tony Blair, il maggiore ispiratore di Matteo Renzi, che si unì all’invasione dell’Iraq, contribuendo a destabilizzare il Medio Oriente, a generare l’Isis e a moltiplicare i flussi migratori? E questi si dicevano ancora di sinistra; tutti quelli che li hanno seguiti hanno usato la stessa ricetta, distrarre il pubblico dal vero problema: l’insicurezza sociale.

Cito Bauman (La solitudine del cittadino globale, p. 58), con l’unica avvertenza che in Italia il fenomeno è esploso con i soliti vent’anni di ritardo. «Per farla breve, i governi non possono francamente promettere ai loro cittadini un’esistenza sicura e un futuro certo; ma possono per il momento alleviare almeno in parte l’ansia accumulata (approfittandone anche a fini elettorali) con l’esibire la loro energia e determinazione in una guerra  contro gli stranieri in cerca di lavoro e altri estranei penetrati senza invito nel giardino di casa, un tempo pulito e tranquillo […]  Agire in questo modo […] potrebbe compensare la sensazione avvilente di non sapere cosa fare».

I sondaggi post-voto confermano. Pochi di noi hanno avuto a che fare con criminalità o terrorismo; tutti, invece, ci confrontiamo con l’insicurezza, la precarietà del lavoro, l’informatizzazione che cancella i nostri impieghi, la concorrenza del lavoro a basso costo degli immigrati, le delocalizzazioni delle fabbriche nel selvaggio est. Così nel Nord, meno povero, ha vinto la Lega, promettendo rimpatri di immigrati. Nel Sud, più povero, hanno vinto i Cinque Stelle, promettendo il reddito di cittadinanza. Che dire? Almeno il M5S promette di combattere l’insicurezza vera, quella sociale. Mentre la Lega continua a prendersela con il bersaglio più comodo.