L’elevato debito pubblico italiano e la bassa produttività protratta nel tempo “implicano rischi con rilevanza transfrontaliera guardando al futuro, in un contesto di disoccupazione e di crediti deteriorati ancora elevati”. La spinta a completare le riforme poi “è un po’ rallentata”, anche se “qualche progresso è stato fatto nel rispondere alle raccomandazioni. Diverse misure sono ora in divenire, in particolare nel campo delle politiche sociali e del lavoro, della giustizia civile e del business environment”. Non solo: nonostante gli “sforzi” fatti nel 2017 per “riformare la pubblica amministrazione, il sistema giudiziario e la legislazione anti-corruzione“, la pa e la gestione del lavoro pubblico restano “meno efficienti che negli altri Paesi membri” e “la giustizia penale inefficiente ostacola ancora la lotta alla corruzione”. A tre giorni dal voto italiano, la Commissione europea ha pubblicato i suoi rapporti annuali sui Paesi Ue, compresi quelli per gli Stati con “squilibri macroeconomici eccessivi”. La Penisola è tra questi, insieme a Croazia e Cipro.

“In Italia abbiamo visto che la crescita si è rafforzata nel 2017 e ci si aspetta che resti costante anche quest’anno”, ha commentato il vicepresidente della commissione Valdis Dombrovskis, “ma è ancora molto sotto la media europea, il debito è il secondo più elevato dell’Ue e la produttività è bassa. Ci sono ancora problemi nel settore bancario, si stanno affrontando”, ma in generale restano ancora “sfide” da superare. Dombrovskis, parlando della situazione politica italiana, ha spiegato che “un governo ad interim, ad esempio, potrebbe non avere una piena autorità di bilancio” e “in questo caso accetteremo un Documento di economia e finanza sotto il cosiddetto no-policy-change scenario” – basato cioè su uno scenario a politiche invariate, in attesa che il futuro governo definisca le proprie – “come successo in molti altri Paesi”, ma non salterei ora a conclusioni”. Il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici ha confermato: “Possiamo agire se c’è il governo e se non c’è il governo possiamo agire lo stesso. Gli italiani hanno fatto la loro scelta per vari motivi, con un voto molto frammentato e non possiamo dedurre in modo diretto se ci sarà un governo. Le istituzioni italiane però sono solide e c’è un quadro costituzionale molto chiaro per andare avanti con un calendario istituzionale”.

Passando al merito del documento preparato dallo staff di Bruxelles, la prima preoccupazione resta come sempre il debito pubblico. Che “si stabilizza”, “ma ancora non ha imboccato un percorso di ferma discesa a causa del deteriorarsi del saldo strutturale”. Il rapporto debito/pil “dovrebbe essere aumentato ulteriormente al 132,1% nel 2017 e ci si attende che resti superiore al 130% nei prossimi anni“, avverte la Commissione, continuando a costituire “una delle principali fonti di vulnerabilità per l’economia, un freno alla crescita e una fonte di ricadute negative per l’area dell’euro”. Peraltro la sua sostenibilità di lungo periodo, “assicurata dalle passate riforme delle pensioni e della sanità, si sta indebolendo a causa di recenti decisioni politiche e di un trend demografico avverso. In generale, rischi potrebbero emergere se l’attuale politica monetaria accomodante verrà modificata”. Altri rischi, e nel breve periodo, derivano dall’impatto “maggiore di quanto anticipato delle risoluzioni bancarie nel 2017″, costate “circa 15,6 miliardi di euro o il 0,9% del pil”, oltre che dai “ricavi da privatizzazioni inferiori rispetto all’obiettivo”.

Anche sul fronte del mercato del lavoro i problemi sono i soliti: “La disoccupazione giovanile rimane alta e pesa sulle prospettive di crescita”. Tuttavia “l’aggiustamento del mercato del lavoro” sta continuando “con un conseguente graduale declino del tasso di disoccupazione”. In generale secondo Bruxelles ci sono stati “alcuni progressi” nell’attuazione delle raccomandazioni specifiche di maggio scorso. “Diverse misure sono in cantiere, in particolare nel settore del lavoro e politiche sociali, giustizia civile e clima per le imprese”. “C’è però comunque bisogno di un’attuazione più determinata”.