No alla trascrizione dell’atto di nascita di due gemelli nati in Canada da una coppia di uomini attraverso la gestazione per altri. Perché l’attuale vuoto normativo non consente di estendere il documento al genitore non biologico. Ma il caso, avvenuto a Torino, potrebbe aprire la strada a un ampliamento dei diritti delle coppie dello stesso sesso. Palazzo Civico infatti ha interessato l’avvocatura di Stato chiedendo che fornisca “linee generali di indirizzo in materia di genitorialità tenendo conto delle recenti sentenze della Corte di Cassazione (tra le quali la sentenza 14878,2017)”. Nella quale la Corte “riconosce alla coppia la possibilità di rettificare la trascrizione inserendo anche la seconda madre”.

“Le indicazioni date agli uffici”, fa sapere il Comune, “erano di eseguire la trascrizione senza indugio. E’ una questione tecnica che affronteremo e risolveremo”. E “non appena si è avuto sentore di casi simili, la Città ha presentato una interrogazione al ministero dell’Interno e all’Anusca, l’associazione degli stati civili e anagrafi”. “Inoltre si sta valutando la possibilità di intraprendere una costituzione di parte civile a fianco delle coppie che richiedono il riconoscimento dei figli per far sì che le decisioni dei tribunali valgano anche per gli uffici comunali. Stiamo valutando tutte le strade possibili per risolvere questa problematica tecnica”.

L’amministrazione, inoltre, sta studiando la possibilità che il Comune si costituisca parte civile a fianco delle famiglie nei ricorsi contro i dinieghi. “Il riconoscimento dei figli e delle figlie delle coppie omogenitoriali nati in Italia e le trascrizioni sui registri di stato civile di quelli nati all’estero devono diventare prassi consolidata in tutte le amministrazioni comunali. Questo – ha detto l’assessore alle Pari Opportunità della Città di Torino, Marco Giusta – al momento non è possibile perché viviamo in un vuoto normativo che gli uffici di stato civile hanno difficoltà a riempire, per questo assistiamo a differenti posizioni nei vari comuni a livello italiano”. Uno dei motivi del no si riferisce alla legge 40 sulla procreazione assistita, che vieta la surrogazione di maternità, permessa invece in Canada. “La nostra amministrazione – continua Giusta – sta cercando di trovare nuove strade per riuscire a rispondere alla quotidianità della vita delle persone. Questo percorso non è semplice perché ogni situazione è diversa e c’è rischio di esporre le famiglie a sentenze o a pubblicità non richiesta”.