“Le restrizioni sulle importazioni annunciate dal presidente Usa causeranno probabilmente danni non solo al di fuori dagli Stati Uniti ma anche all’economia statunitense, inclusi il suo settore manifatturiero e quello delle costruzioni“. Parola del Fondo Monetario Internazionale, che ha commentato così l’intenzione dichiarata da Donald Trump – che del resto l’aveva promesso anche in campagna elettorale – di imporre dazi sull’import di acciaio e alluminio. “Temiamo che le misure proposte amplieranno di fatto le circostanze in cui i Paesi usano motivazioni di sicurezza nazionale per giustificare limiti” al commercio internazionale”. L’allarme arriva dopo che la portavoce della Commissione europea Mina Andreeva ha annunciato ritorsioni: “Non restiamo inattivi mentre vengono minacciati l’industria europea e il lavoro. L’Ue sta preparando dazi sull’importazione dei prodotti Usa, inclusi Harley-Davidson, Bourbon e jeans Levi’s“.

Trump però non arretra. A farlo desistere non è bastata nemmeno la minaccia di dimissioni arrivata da Gary Cohn, il consigliere economico della Casa Bianca. Anzi: sabato il tycoon via Twitter ha aggiunto di essere pronto anche a introdurre una “tassa” sulle auto europee vendute negli Usa. “Se l’Unione europea vuole ulteriormente aumentare le sue già massicce tariffe e barriere commerciali verso le imprese americane, noi applicheremo semplicemente una tassa sulle automobili che continuano a riversare negli Stati Uniti”, ha scritto. In un secondo tweet il presidente americano sottolinea come “gli Stati Uniti hanno 800 miliardi di dollari l’anno di deficit commerciale a causa dei nostri stupidi accordi e delle nostre stupide politiche. I nostri posti di lavoro e la nostra ricchezza vanno a finire in altri Paesi che si sono approfittati di noi per anni. Loro ridono su quanto sciocchi sono stati i nostri leader. Mai più!”.

A fronte della decisione del presidente Usa di imporre la prossima settimana dazi del 25% sulle importazioni di acciaio e del 10% su quelle di alluminio, l’Unione europea sta valutando l’applicazione di tariffe doganali del 25% su circa 3,5 miliardi di dollari di importazioni dagli Stati Uniti. Possibile anche un ricorso alla World Trade Organization insieme agli altri Paesi danneggiati e la valutazione di misure di salvaguardia.


Il presidente di Federacciai, Antonio Gozi, intervistato dal Sole 24 ore dice: “L’atteggiamento di Trump fa temere il peggio, soprattutto per uno scenario di chiusura protezionistica di lungo periodo. Il problema, comunque è un altro, ed è legato all’effetto boomerang che scatenerà un eventuale provvedimento. Temiamo le conseguenze indirette. Con le frontiere americane chiuse, rischiano di riversarsi in Europa circa 16-18 milioni di tonnellate provenienti dalle siderurgie orientali, dall’area dell’ex Csi e da altri paesi emergenti, che cercheranno alternative e punteranno sul mercato europeo, che è uno dei più permeabili. È un urto che non possiamo reggere”. “Nei mesi scorsi, con Eurofer, abbiamo incontrato il commissario europeo per il commercio, Cecilia Malstrom, che ci ha assicurato che l’Europa non farà passare questa decisione e reagirà, anche in sede Wto”.

Secondo Coldiretti la guerra commerciale con gli Stati Uniti mette a rischio 40,5 miliardi di esportazioni Made in Italy che hanno raggiunto nel 2017 il record storico grazie a un aumento del 9,8% rispetto all’anno precedente. “Gli Stati Uniti – sottolinea la Coldiretti – sono di gran lunga il principale mercato di riferimento per il Made in Italy fuori dall’Unione Europea con un impatto rilevante anche per l’agroalimentare”.

Ma l’impatto sarà negativo anche per i cittadini Usa meno abbienti. Uno studio fatto l’anno scorso dalla National foundation for american policy era arrivato alla conclusione che se le tariffe saranno estese a tutti i partner commerciali le famiglie più povere perderanno tra il 18 e il 53% del loro reddito per effetto della chiusura di fabbriche sul territorio statunitense e di maggiori costi.