Il caso di Carla Padovani è indicativo della dissociazione che attraversa il Partito democratico e che lo fa oscillare, schopenhauerianamente, tra un’attenzione ancora modesta (e dai risultati per altro mediocri) verso i diritti delle persone Lgbt e la negazione degli stessi. Appunto, tra la noia e il dolore.

Per chi non conoscesse il fatto, il Pd di Verona ha deciso di girare un video dando la parola a cittadini/e e militanti per indicare i successi che il partito ha collezionato in questi cinque anni di governo. Tra di essi, per descrivere un’Italia diversa rispetto a quella lasciataci dai governi Berlusconi e Monti, una coppia di uomini che dichiarano che grazie alla legge sulle unioni civili hanno potuto coronare il loro sogno d’amore. E fin qui tutto bene. Ma solo fin qui.

Video originale dal canale youtube di Gaypost.it

Carla Padovani, infatti, la capogruppo dem al consiglio comunale, «non avrebbe gradito la presenza di Luciano e di suo marito nella clip» come si legge su Gaypost.it che riporta il caso denunciato da Il Corriere di Verona «e per questo ha chiesto di essere eliminata lei stessa». Insomma, per la rappresentante piddina figurare in un video in cui ci sono due garbatissimi signori omosessuali che dichiarano di aver siglato un’unione civile è qualcosa a cui non può prestare la sua immagine. Sostituite “omosessuali” della frase precedente ad “ebrei” o “migranti” (o qualsiasi altra categoria a vostra scelta) e sostituite “unione civile” a “matrimonio” (eterosessuale), e capirete da soli quanto è irricevibile la cosa.

La versione modificata del video

Sia chiaro, non è la prima volta che nel Pd si registrano affermazioni o atteggiamenti di questo tipo. Se vogliamo ripercorrere la storia del partito, sono molte le dichiarazioni di big e figli di un dio minore che si scagliano contro la comunità arcobaleno: dagli interventi di Rosy Bindi – che si scagliava contro l’omogenitorialità e ricordava che un bambino è meglio che cresca in Africa piuttosto che venir su come un disadattato – a Della Zuanna che durante la discussione sulle stepchild adoption auspicava la prigione per i padri gay.

E se ciò avviene, avviene per due ragioni. La prima: quel partito non riesce a costruire un percorso condiviso sulla questione Lgbt che lo porti da posizioni omofobiche ancora dominanti – riassumibili nell’allora discorso di Renzi per cui il matrimonio egualitario gli italiani non lo avrebbero capito, quindi meglio optare per un istituto minore – alla piena inclusione delle istanze di gay, lesbiche, persone trans e non binarie, bisessuali, ecc. Un po’ come avviene nel resto dei partiti progressisti (e non solo) d’Europa, per capirci.

La seconda ragione sta nel fatto che i dem imbarcano un po’ chiunque, con l’illusione di raccattare voti qua e là, ma con il risultato evidente di impoverire la qualità dell’offerta politica. Padovani, infatti, ha fatto un po’ d’altalena dentro e fuori l’Udc, per capirci. E a proposito di integralismo cattolico, Renzi ha fatto candidare al collegio di Bologna niente meno che Pierferdinando Casini, che ha già fatto capire che sul tema delle adozioni (pur nel programma del Pd) non ci sarà vita facile. Con il risultato che non solo i voti moderati non arrivano, ma si perdono anche quelli di sinistra.

«Quando abbiamo saputo che la capogruppo voleva essere tolta dal video per la nostra presenza» hanno dichiarato Luciano e il suo compagno, i due signori del video, a Gaypost.it «siamo rimasti senza parole. Io sono iscritto al partito e mio marito è simpatizzante. Ma dopo questa vicenda non sappiamo più se domenica lo voteremo. Non vogliamo stare in un partito con persone in grado di rinnegare le sue stesse conquiste». A queste parole si aggiunga la rabbia della comunità arcobaleno bolognese, che ha già fatto capire che non voterà per Casini. E a pochi giorni dal voto del 4 marzo il capolavoro è servito.

La gay community, intanto, non resta con le mani in mano. Su Facebook, sempre Gaypost.it ha creato l’evento “Tanti amici gay per Carla Padovani”, in cui torna sul caso del video e aggiunge: «Siamo sicuri che si sbagliava, che in realtà le piace tanto stare in mezzo alle persone Lgbt. Semplicemente ancora non lo sa. Aiutateci a farglielo scoprire. Metti una sua foto attaccata alla tua e condividila con l’hashtag #CarlaRestaConNoi». Chi vuole, può mostrare la sua vicinanza alla consigliera veronese. Sono sicuro che apprezzerà.