Tempio di Adriano, Roma. A tre giorni dal voto del 4 marzo, arriva in extremis la manifestazione unitaria del centrodestra targata Forza Italia-Lega-Fratelli d’Italia, più la quarta gamba di Noi con l’Italia-Udc (quelli che Salvini bollava come “riciclati” ma che è stato costretto a digerire come alleati). In realtà, è stata poco più che una semplice photo opportunity, con Silvio Berlusconi, Matteo Salvini, Giorgia Meloni Raffaele Fitto insieme per la prima volta, dopo gli attacchi incrociati in campagna elettorale. Divisi su tutto o quasi, dalla legge Fornero all’Europa.  Seppur il 40% promesso dai leader del centrodestra non sia ancora vicino, le quattro anime così differenti del centrodestra hanno però provato a rivendicare la volontà di formare un governo comune, se saranno premiati dal voto. Così, dopo lo scatto con il “patto dell’Arancina” siglato a Catania prima della vittoria di Musumeci alle Regionali siciliane, è ora la volta di un nuovo accordo: “Sperando che la coalizione sia forte come la pietra”, ha rivendicato Meloni dal tempio di Adriano. Tradotto, la promessa dei quattro leader è quella di rispettare gli impegni pre-elettorali, esorcizzando l’incubo delle larghe intese e allontanando le tentazioni nazarene che mai hanno abbandonato parte di Forza Italia. Ora, a pochi giorni dal voto, però l’esigenza comune è smentire chi parla di un semplice “cartello elettorale”, così come ha attaccato pure il Pd in campagna elettorale.
Così è stato lo stesso Berlusconi a promettere: “Nessuna apertura a governi di inciucio con altri partiti, anche nel caso non ci sia alcuna maggioranza”. “Alla fine siamo pure riusciti a fare l’iniziativa del patto anti-inciucio“, ha quindi ironizzato Meloni, dopo che né Salvini né Berlusconi si erano presentati alla sua iniziativa. E non è un caso che fosse stata lei, anche dal Tempio di Adriano, a rivendicare: “O vince il centrodestra o vince il caos, vince l’inciucio”. Dal palco comune, però, è Il leader di Forza Italia a mostrarsi nelle vesti della “star“, con Salvini e Meloni quasi semplici sparring partner, non proprio comprimari. Si è fatto attendere all’arrivo, Berlusconi, al contrario del puntuale Salvini. Ed è stato accolto dai cori “Silvio, Silvio” dei sostenitori. E ancora: si è lanciato pure nelle vesti di moderatore dell’incontro a quattro, tanto da dare la parola agli “ospiti”, interromperli e lanciarsi pure in un lungo monologo finale. Il più classico degli appelli al voto, condito da un conclusivo “Andate e convertite gli infedeli”. E poi, le solite scenette: come quando ha fatto finta di asciugare il sudore di Salvini, che aveva appena ammesso di essere “stanco”, seppur “contento”, dopo tanti chilometri percorsi in campagna elettorale. Uno show, come tanti già fatti in passato. Tanto da rievocare pure le solite hit: i “3 milioni di poveri in più coi governi di sinistra”. O il “colpo di Stato del 2011”.

“C’è grandissima collaborazione e fiducia tra di noi, è normale avere piccoli momenti di diversità. Ma dal momento in cui saremo maggioranza e governo la nostra lealtà sarà assoluta, ha rivendicato più volte Berlusconi. Con Salvini, però, le frizioni restano. Tanto che pure il leader leghista, che punta al “sorpasso” il 4 marzo, non ha lesinato frecciate: “Cancelleremo la Fornero“, una delle tante, che già erano state oggetto di polemiche in casa centrodestra. Ma al momento, è l’ora delle promesse. E di un nuova foto insieme. Per il resto, si vedrà dopo il voto.