Per Lavinia Flavia Cassaro, la docente vicina ai centri sociali che durante un corteo antifascista a Torino si è rivolta alle forze dell’ordine urlando loro “Dovete morire, mi fate schifo”, potrebbe scattare il provvedimento di sospensione. A intervenire sul caso è stata la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, che ha annunciato l’avvio di un procedimento disciplinare nei confronti della docente che stamattina non era comunque in classe: secondo le norme potrebbe rischiare il licenziamento.

La maestra che insegna alla direzione didattica “Leonardo Da Vinci” del capoluogo piemontese giovedì scorso è stata filmata e fotografata mentre, bottiglia di birra alla mano, se la prendeva con gli agenti di polizia e i carabinieri impegnati in un cordone predisposto per impedire a 500 antagonisti antifascisti di raggiungere l’hotel dove si è tenuto il comizio del leader di CasaPound, Simone Di Stefano. Lavinia, cappuccio sulla testa e sciarpone al collo, incurante dei fotografi si è messa ad urlare davanti agli agenti: “Vigliacchi. Mi fate schifo. Dovete morire. Mezza cartuccia del c…o.”. Parole aggravate da altre frasi rilasciate alla trasmissione “Matrix” che l’ha intervistata: “In questo momento stanno proteggendo il fascismo. E’ triste, ma non ho sbagliato. Io mi potrei trovare fucile in mano a lottare contro questi individui”.

A chiedere per primo la testa della maestra è stato Matteo Renzi, il leader del Partito Democratico intervenuto durante la puntata che ha mandato in onda le dichiarazione della docente: “Che schifo! Un insegnante che augura la morte di un poliziotto o un carabiniere andrebbe licenziata”. Tempo qualche ora e si è fatta sentire anche la Fedeli: “È inaccettabile ascoltare dalla voce di una docente parole di odio e di violenza contro le Forze dell’Ordine. Il rispetto per chi serve lo Stato, per chi, come quella sera a Torino, stava compiendo il proprio dovere per garantire la sicurezza dei cittadini, è sempre dovuto. Sempre e da chiunque. E a maggior ragione da una insegnante, il cui ruolo è non solo quello di trasmettere nuovi saperi e nuove competenze, ma anche quello di educare le nuove generazioni ai valori della legalità, del rispetto reciproco, della convivenza democratica”.

Una reazione che ha delle conseguenze: “È quindi doppiamente inaccettabile che una insegnante inveisca con parole di odio proprio contro quelle Forze dell’Ordine che sono una parte fondamentale della nostra istituzione democratica, che quotidianamente svolgono una funzione fondamentale nel Paese a presidio democratico della vita di tutti noi. Per questo motivo il Miur, appena avuta segnalazione di quanto avvenuto, è intervenuto attraverso l’Ufficio scolastico regionale del Piemonte, che dopo aver svolto i necessari approfondimenti, mi ha informato che in data odierna è stato avviato un procedimento disciplinare”. Ora la maestra precaria che nelle ultime ore ha cancellato da Facebook le parole scritte a propria difesa contro Matteo Renzi, rischia di perdere la sua cattedra.