Allattare è il modo più semplice, salutare, economico ed ecologico di nutrire un bimbo (fino ai 6 mesi in modo esclusivo, dai 6 mesi ai 2 anni – e oltre – con alimenti complementari).

Ma se allattare non costa nulla, e ogni madre produce il latte giusto per il proprio bebè, le industrie della formula artificiale cosa ci guadagnano? Assolutamente nulla. Ecco il perché del marketing aggressivo delle multinazionali del baby food che in ogni angolo del mondo tentano di distogliere la mamma dall’allattamento. Nei paesi poveri, laddove c’è scarsa istruzione e scarso accesso all’acqua potabile, questo marketing sta facendo strage: si stima che la mancanza di allattamento sia responsabile di oltre 800mila morti di bambini tra zero e cinque anni ogni anno nel mondo.

Ma anche da noi, nei paesi ricchi, la formula artificiale provoca danni. Non solo perché è qualitativamente inferiore al latte materno (non ci sono gli anticorpi, gli enzimi digestivi, i fattori di crescita e le prostaglandine presenti nel latte materno), ma anche perché la formula in polvere non è un prodotto sterile. E’ notizia recente la contaminazione della formula prodotta dalla francese Lactalis.

Nei giorni scorsi, la Federconsumatori ha diffuso un comunicato per cui alcune confezioni di latte per l’infanzia contaminato dalla salmonella prodotte in Francia sono state distribuite anche in Italia. L’associazione reputa “inaccettabile il silenzio del ministero della Salute”, Beatrice Lorenzin, che ha negato la veridicità della notizia.

Quanto alla contaminazione della formula in polvere, questa è possibile proprio perché non si tratta di un prodotto sterile. Si stima che, a seconda del livello tecnologico più o meno avanzato di ogni catena di produzione, la possibilità di contaminazione batterica della formula vari dall’1% al 15% (da una confezione su cento a una confezione su sei-sette). Un rischio anche minimo dunque c’è sempre. Le formule liquide pronte all’uso sono più sicure, ma costano anche 2-3 volte di più della corrispondente quantità di formula in polvere.

I genitori dovrebbero essere maggiormente informati sul rischio di contaminazione della formula in polvere, e consigliati a seguire le giuste indicazioni per ricostituirla: non si deve usare l’acqua a temperatura ambiente, occorre farla bollire, lasciandola poi raffreddare per trenta minuti (non deve scendere sotto i 70 gradi) a questo punto aggiungere la polvere (qui una guida della Regione Veneto).

Purtroppo con poche eccezioni, le istruzioni riportate nelle confezioni della formula sono sbagliate e lacunose, e non mi sembrano conformi agli standard internazionali di Oms e Fao. Scrivere “non è sterile” cozza con la strategia di marketing delle multinazionali, che puntano a far credere che la formula sia semplice, comoda e sicura.

Inoltre a 70 gradi muoiono sia i batteri cattivi sia quelli buoni, come i pre- e i pro-biotici, che sono il cavallo di battaglia delle ditte per il loro marketing, (anche se non ci sono prove certe che apportino benefici). La cosa scandalosa è che il Ministero non obbliga le ditte a conformarsi agli standard internazionali.

Ma questo non è il primo né sarà (purtroppo) l’ultimo scandalo relativo alla commercializzazione dei sostituti del latte materno: dalla prescrizione di routine della formula alle dimissioni (atto illegale ma fin troppo diffuso negli ospedali) ai convegni e master sulla nutrizione neonatale, finanziati guarda caso da ditte di baby food, (ultimo quello sponsorizzato dalla Heinz-Kraft), fino ai numerosi casi di pediatri poco trasparenti.

Sono attualmente pendenti presso i Tribunali di Pisa e Chieti procedimenti penali, dove sono coinvolti medici pediatri, aziende produttrici di formula artificiale e informatori medico scientifici, accusati i primi di prescrivere formula artificiale in cambio di doni e i secondi di incrementare le prescrizioni promettendo in cambio regalie. Il 6 febbraio è stata rigettata la richiesta di costituzione dei parte civile di Ibfan e Mami (associazioni no profit a tutela dell’allattamento al seno e da sempre impegnate contro il marketing aggressivo delle industrie di latte artificiale), con la motivazione (paradossale) che la corruzione per la prescrizione di formula non sia in contrasto con la tutela dell’allattamento e la protezione della salute di donne e bambini.

Purtroppo manca in tanti ambiti una cultura a favore dell’allattamento al seno: per questo il Mami chiede un impegno concreto nella prossima legislatura, in particolare per quel che riguarda la presenza delle componenti non-governative al tavolo tecnico ministeriale sull’allattamento, l’aggiornamento dei programmi scolastici/universitari sull’allattamento materno con le evidenze scientifiche riconosciute a livello internazionale, la modifica del Dm 82/2009 che permetta una completa adesione al Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno e infine la modifica della normativa verso una maggiore tutela del diritto all’allattamento delle donne che lavorano.

Perché l’allattamento favorisce il benessere non solo di donne e bambini, ma di tutta la società e dell’ambiente che ci ospita: è un bene comune, da proteggere e valorizzare.

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