Alcuni per giudicare un’epoca parlano di fatti minimi (“I treni arrivavano in orario”) e perdono di vista il quadro generale; il fascismo è stato una catastrofe, leggi razziali, guerra, eppure c’era (c’è) chi “I treni…”. Insomma, si esalta “la parte” e si perde di vista “il tutto”. Oggi si compie la stessa operazione, in chiave negativa, coi pentastellati: si enfatizzano micro-eventi, pochi rimborsi non effettuati per sparare sul Movimento che 1. ha già versato 23 milioni per le piccole e medie imprese; 2. ha bandito gli impresentabili: altri li hanno accolti perché i corrotti portano voti. Questi i fatti: i giornali che li negano sono in malafede.

Ecco. La “malafede”: “Nel linguaggio comune, è la condizione di chi inganna consapevolmente. Nel linguaggio giuridico, il comportamento posto in essere per pregiudicare interessi e diritti altrui.” Non ci si riflette mai abbastanza ma la malafede è terribile e, nello stesso tempo, continuamente presente in mezzo a noi. E’ in malafede, per dire, chi conosce la storia di Berlusconi ma intervistandolo parla solo di programmi e alleanze “dimenticando” che B. è inaffidabile perché non ha mai mantenuto le promesse; è un corruttore di minorenni (Ruby…); è un pregiudicato, come da sentenza definitiva. Il punto è che certi temi non vengono toccati per favorire il grande inciucio. C’è poi il caso di chi, forse per l’età, semplicemente dimentica. Scalfari traccia il ritratto di B. e scrive: “Berlusconi fondò Forza Italia… e le elezioni andarono bene anche perché aveva contratto delle strane alleanze: da un lato la Lega Nord di Bossi e dall’altro il neofascismo di Fini” (L’Espresso, n. 7, 2018).

Leggendo Repubblica mi ero fatto l’idea, in passato, che le “strane alleanze” fossero altre: l’intesa con Mangano, con Dell’Utri, con la mafia, con la P2 di Licio Gelli; ma non c’è nulla di ciò nel testo odierno sul Caimano. Perché? Pesa la campagna elettorale: i danni ipotetici di un futuro governo Di Maio cancellano i danni reali di B. Insomma, i 5Stelle vengono indicati come “il” pericolo, ergo vanno demonizzati per pochi rimborsi non effettuati (zero reati), cancellando corruzione, truffe, evasione fiscale, furti, accordi con la mafia (gravi reati penali)… di altri partiti. E’ un errore, condito con supercazzole sulla “Repubblica dell’immobilismo” (Panebianco), dopo aver scritto chilometri di editoriali – a proposito di malafede – per favorire i politici della corruzione e dell’immobilismo.

Dunque: i pentastellati un pericolo per la democrazia? Credo che una loro vittoria – e un’alleanza con LeU e i Democratici non renziani – sia utile invece per aprire una nuova fase nella politica italiana. Infine. Non si tratta, qui, di non vedere lo scandalo dei rimborsi. C’è e fa male. Il punto è non ingigantire i fatti, non scambiare la parte con il tutto, il tradimento di pochi con gli obiettivi politici del Movimento. E’ giusto l’invito a essere più attenti, a controllare i propri parlamentari visto che ci si candida a gestire i conti dello Stato. Parole utili. Necessarie. Ma attenti a trasformarle in un processo ai 5Stelle (qualcuno l’ha fatto): basta attacchi o si fa il gioco dei gattopardi proprio mentre milioni di cittadini prendono atto che “se un popolo elegge corrotti, impostori, collusi, ladri, non è vittima, è complice.” I pochi pentastellati oggetto dello scandalo vanno espulsi, d’accordo, ma “perché Renzi, prima di parlare, non chiede ai suoi di tagliarsi la paghetta e ‘restituire’ le eccedenze?” (Travaglio).

Domina la malafede. E’ questa la verità. Otto grillini hanno sbagliato, ma cosa c’entra questo col Movimento, la passione degli attivisti e la volontà di cambiare il Paese? Non è stato che un incidente di percorso. Avanti. “Per un corridore – amava dire Coppi – il momento più esaltante non è quando si taglia il traguardo. E’ invece quello della decisione, quando si decide di scattare… sicuri verso la meta”. Pagliuzze negli occhi dei 5Stelle? Io vedo solo una grande trave nell’occhio del Caimano. Testa bassa e pedalare.