Quattro giorni fa non era risultati in regola con i versamenti al fondo per il microcredito a cui ciascun ‘portavoce’ del Movimento deve versare metà del proprio stipendio. E oggi il senatore Carlo Martelli e il deputato, Andrea Cecconi, del M5s lasciano. “So di aver mancato nei confronti degli iscritti del M5s, anche se la mia coscienza è a posto perché ho restituito fino all’ultimo centesimo. I probiviri decideranno sul mio caso in piena autonomia. In ogni caso ho già espresso nei giorni scorsi l’intenzione di rinunciare alla mia elezione. Continuerò a sostenere il MoVimento” fa sapere Martelli.

“Qualche giorno fa, come annunciato con un post sul Blog delle Stelle, ho proceduto a effettuare il versamento al Fondo per il Microcredito per mettermi in regola con le restituzioni pubblicate sul sito tirendiconto.it. Il ritardo è stato dovuto a motivi di natura personale, che penso che – ha spiegato Cecconi – nessuno possa essere in grado di giudicare, e sui quali non mi dilungo. In particolar modo spero che abbiano il pudore di tacere gli esponenti dei partiti che si pappano un mega-stipendio, che viaggiano in auto blu, che hanno maturato il vitalizio e che si prendono anche un ricco assegno di fine mandato alla faccia della gente normale che non arriva a fine mese”.  “Non c’è nessuna legge che ci obbliga a dimezzarci lo stipendio. O meglio – prosegue l’esponente grillino – ci sarebbe stata se gente come la Morani, che oggi parla a vanvera, avesse votato la legge che noi abbiamo proposto e che fissava lo stipendio dei parlamentari a 3.000 euro al mese. Ma tutti i parlamentari dei partiti hanno voluto tenersi il mega-stipendio e quindi noi (e solo noi) facciamo le restituzioni. Ho rinunciato a 75.000 euro di rimborsi e restituito quasi 120.000 euro in questi anni, e questo nessuno può togliermelo, so però di aver fatto una mancanza nei confronti degli iscritti del MoVimento 5 Stelle, anche se la mia coscienza è pulitissima perché ho restituito fino all’ultimo centesimo come promesso”.

“Andrea Cecconi e Carlo Martelli mi hanno comunicato le loro decisioni. Le accolgo con orgoglio. Solo dei portavoce del MoVimento 5 Stelle potevano fare una scelta del genere a fronte di uno sbaglio che hanno ammesso e subito corretto. Nessuna legge li obbligava a restituire lo stipendio e nessuna legge li obbligava a rinunciare a un seggio sicuro in Parlamento. Eppure lo hanno fatto – scrive su Facebook il candidato premier del M5S. Luigi Di Maio -. Vogliamo dare l’esempio e dimostrare il distacco dalla poltrona che ci contraddistingue. Ora aspettiamo l’esito del collegio dei probiviri e andiamo avanti. Il 4 marzo si decide il futuro dell’Italia nei prossimi 10 anni”.

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