Non è un personaggio facile da classificare, il giudice trevigiano Angelo Raffaele Mascolo, meglio noto come “il giudice con la pistola”. Dice spesso quello che pensa e difende il diritto di farlo, visto che gode – anche se magistrato – dei diritti costituzionali di cui beneficiano tutti i cittadini. E questo gli ha causato più problemi che onori, a partire dal Consiglio Superiore della Magistratura. Alcuni giorni fa, quando si è diffusa la notizia che si sarebbe candidato con “Noi per l’Italia”, la quarta gamba del centrodestra, egli stesso l’aveva confermata con fierezza compiaciuta: “Se i migliori continuano a stare in poltrona a lamentarsi, le cose, in questo Paese, andranno sempre peggio”.

E così è sceso in campo. Il nome e la destinazione diventeranno ufficiali al momento della presentazione delle liste che, per uno scherzo del destino, avrebbe dovuto coincidere con il momento in cui avrebbe dovuto presentarsi di fronte al Consiglio Superiore della Magistratura. Ha infatti in corso un procedimento disciplinare che non si bloccherà per il solo fatto che egli è ora candidato. I colleghi gli hanno soltanto usato la cortesia di far slittare l’appuntamento al 12 aprile, anche per non interferire con la sua partecipazione alle politiche. Per la verità è stata la Procura generale della Cassazione, che sostiene l’accusa nel processo, a chiedere il rinvio davanti alla Sezione disciplinare. E lui ha commentato: “Io non avevo chiesto nulla, sono abituato a rispondere delle mie azioni”.

Più che di azioni si tratta di parole. Memorabile fu la lettera inviata lo scorso anno a “La Tribuna di Treviso” in cui raccontava di essere stato pedinato di notte e di aver temuto per la sua incolumità, senza che nessuno lo aiutasse, finché non aveva trovato una pattuglia dei carabinieri. Per questo aveva scritto: “Lo Stato non è più in condizioni di garantire la sicurezza dei cittadini, anzi semplicemente non c’è più. D‘ora in poi faccio da me: quando esco di casa mi metto in tasca la pistola“.

Un magistrato che si arma perché non crede nelle capacità delle istituzioni di difendere il cittadino è un fatto destinato a far notizia. Difatti, cominciarono a invitarlo nelle trasmissioni televisive per spiegare quel pessimismo da cittadino, mentre per lavoro si sforza di dimostrare ogni giorno che lo Stato c’è. Ed era stato coccolato da Matteo Salvini, che su Canale 5, in sua presenza, aveva detto: “Avercene di giudici come Angelo Mascolo”. Anche il governatore Luca Zaia lo aveva elogiato. Si era invece preso le reprimende dell’Associazione Nazionale Magistrati che si era detta “sgomenta” per le parole di Mascolo, il quale aveva replicato annunciando querele verso i colleghi. “Ho scritto che c’è un certo lassismo nella magistratura e per questo sono stato riempito di insulti”. Anche per quella esternazione la sua posizione era finita all’esame del Csm. E il ministro Andrea Orlando lo aveva a sua volta strigliato.

La nuova diatriba disciplinare con il Csm riguarda un’intervista rilasciata da Mascolo un anno fa a un quotidiano locale trevigiano, in cui avrebbe violato il dovere di riservatezza di un’inchiesta penale in corso coperta dal segreto. ”Non riguarda niente di importante – dichiara il gip – spero di poter spiegare la mia posizione, c’è stato un fraintendimento”. È proprio così? Mascolo aveva revocato una misura cautelare nei confronti di due finanzieri finiti sotto inchiesta per aver ricevuto in regalo costosi orologi da un imprenditore. E aveva poi dichiarato, in merito ai regali: “È un modo per voler rimanere in buoni rapporti tra imprenditoria e guardia di Finanza, una cosa che succede delle volte. Sono stato finanziere durante il servizio militare e in famiglia ho dei finanzieri, so come funziona in questo campo”. È anche accusato per aver detto che gli portava “iella” occuparsi dei fascicoli del collega che si era occupato di quell’inchiesta. Proprio per gli apprezzamenti ricevuti dalla Lega Nord era stata ventilata una sua candidatura con il Carroccio nelle elezioni amministrative a Treviso. Lui ha fatto un’altra scelta, ma sempre nella poliedrica casa del centrodestra.