Tutti buoni, tutti zitti. Per due mesi le teste rasate del Veneto Fronte Skinheads sono rimaste in sonno. Nessun aggiornamento nel sito, che riporta come riferimento la cittadina di Lonigo, in provincia di Vicenza, la storica sede da cui le attività cominciarono nel 1986. Nessuno di quei comunicati che si concludono sempre con uno “scomodamente” o “ferocemente”, esemplificazione dello stato d’animo di una belligeranza sempiterna con il mondo. “In effetti ci siamo bloccati per un po’…” ammette il presidente Giordano Caracino, facendo capire che il clamore nazionale per l’irruzione squadristica nella sede dove era in corso una riunione della rete Como Senza Frontiere (pro migranti), ha indotto il movimento a decidere una sorta di raffreddamento del clima. Anche perché il 23 dicembre un concerto a Verona dedicato alla X-mas (“Ma per noi è Christmas, ovvero il Natale, non la Decima Mas” avevano detto a ilfattoquotidiano.it) aveva attizzato nuove polemiche.

Ecco però che il sito riprende vita in coincidenza con la Giornata della memoria che si celebra in tutta Italia il 27 gennaio. La dichiarazione riguarda il concerto scandalo in programma in provincia di Pordenone proprio in quella data, con la presenza di band di ispirazione nazistoide. “L’Associazione culturale Veneto Fronte Skinheads, appresa la notizia dai mezzi di informazione, del concerto organizzato nel club Langbard ad Azzano Decimo per sabato prossimo dichiara la propria più totale estraneità dall’organizzazione dell’evento”. Con un’aggiunta che si addentra nelle sottili distinzioni di appartenenza nella galassia ultra-fascista. “A parte il fatto che il mondo skinhead nulla ha a che vedere con quello black metal, cosa nota e risaputa, sul nostro sito ufficiale non compare menzione alcuna del concerto in oggetto, cosa che invece è usuale per gli appuntamenti da noi organizzati. Diffidiamo chiunque dal tirare in ballo il nome della nostra Associazione”. Minaccia finale di “procedere per vie legali” contro chi farà indebiti accostamenti.

Alchimie tra musica e ideologia fascista di non facile decifrazione. Di certo il Veneto Fronte Skinheads non si è mai nascosto. Negli anni ’90 fu oggetto di accuse giudiziarie che svariavano dall‘istigazione all’odio razziale all’apologia di genocidio. E già allora si profilavano i cavalli di battaglia di una contrapposizione al sistema: la lotta contro quello che veniva chiamato il “mondialismo capitalista” (la globalizzazione era ancora di là da venire) e contro l’immigrazione, “in difesa delle nostre origini”. Campi estivi e saghe nordiche, ispirate al mito di Camelot, facevano da collante e occasione d’incontro. Nel mirino l’Aspen Institute, i meeting di Cernobbio, gli incontri dell’alta finanza e delle banche centrali, l’ingresso dell’Italia nella zona euro. Quattro gatti, si dirà. Eppure la rievocazione fascista è sempre una tentazione, dietro l’anticapitalismo. Unidirezionale.

Nel 2001 l’adesione ufficiale alla Guardia d’Onore Benito Mussolini. Pochi giorni dopo a Valdagno un convegno celebrativo della figura di Alessandro Pavolini (“Il coraggio del pensiero fascista”), ovvero il fondatore delle Brigate Nere ucciso a Dongo e appeso a testa in giù a piazzale Loreto con Mussolini. La parola “extracomunitari” entra nel loro lessico a partire dal 2002, l’anno in cui per la prima volta riescono ad ottenere il permesso di celebrare i “martiri delle foibe” a Basovizza, proprio nel giorno del 25 aprile. Se devono giocare a pallone, la sfida non può che essere Italia-Germania. Periodo di attivismo sfrenato. Comincia la partecipazione a Schio alla marcia per ricordare le vittime dell’eccidio del 6-7 luglio 1945, quando i partigiani erano entrati nelle carceri e avevano ucciso decine di persone, tra cui molti (ma non solo) detenuti fascisti. Ad agosto tutti in Baviera, a Wunsiedel, in onore del gerarca Rudolf Hess. Intanto Ian Stuart, “maestro e guida del movimento skinheads europeo”, comincia ad essere celebrato annualmente.

Il 29 ottobre 2005 (“in un giorno così vicino ad una data storica”) si va in torpedone a Roma, scandendo le parole d’ordine “Identità – Sovranità – Socialità”. Poi a Madrid, nella “Valle de los caidos”, per celebrare i fascisti caduti durante la guerra civile spagnola. Oppure a Acca Larentia a Roma, per ricordare i missini Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta uccisi nel 1978 da un attentato a colpi di mitra.

Negli ultimi anni vengono presi di mira gruppi e associazioni che si occupano dei migranti. E’ l’adattamento skin al mutare dei tempi, ma è sempre la stessa, univoca declinazione ideologica.