Un imbarazzante silenzio mediatico è calato sulle dichiarazioni esplosive fatte dal Presidente dell’Iss, Walter Ricciardi, nel corso della puntata di Presa Diretta dello scorso 22 gennaio, ovvero che “a Napoli si vive 8 anni in meno rispetto alla media europea”.

La medicina ha il compito prioritario di difendere la salute (prevenzione primaria) e soltanto dopo (non prima) curare le malattie garantendo la diagnosi precoce più efficace (prevenzione secondaria). La tragedia organizzativa della sanità campana mostrata nella puntata di Presa Diretta, e commentata dal Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Professor Ricciardi, dovrebbe obbligare tutti gli operatori sanitari e i medici campani, dopo uno choc emotivo salutare, ad un impegno civile ed anche politico, da semplici cittadini, sinora molto modesto se non quasi del tutto assente.

Come medici dobbiamo ammettere che stiamo accettando passivamente questo disastro gestionale ed organizzativo da troppi anni in Campania. Per contrastarlo con efficacia va però sempre rispettato un ordine e date le giuste priorità di azione. La prevenzione primaria non vede i medici protagonisti esclusivi come la prevenzione secondaria ma la cura e la tutela dell’ambiente di vita e di lavoro sono sempre priorità obbligate per garantire le risorse economiche sufficienti ad una efficace prevenzione secondaria.

Napoli, sino al periodo del disastro urbanistico noto come “Mani sulla città” degli anni Sessanta, come anche ieri sera certificato dal Professor Ricciardi, aveva una aspettativa di vita media superiore a tutte le città del nord e pari a quelle di città d’arte come Firenze dove invece, contemporaneamente, un sindaco, del livello morale di Giorgio La Pira, obbligava la politica del tempo alla stesura ed al rispetto di un piano regolatore urbano in grado, da solo, di dare razionale spiegazione alla eccessiva velocità di crescita di quel “gap” di 4 anni di aspettativa di vita media perduti oggi dai cittadini napoletani rispetto a quelli di Firenze.

L’ordinato sviluppo urbanistico è il primo baluardo di sanità pubblica in una metropoli come ormai anche la città di Napoli. Soltanto dopo (2001) si è aggiunto il disastro della modifica costituzionale con l’affidamento esclusivo della gestione della sanità alle sole Regioni.

A Napoli infatti gli incidenti vascolari acuti come infarti ed ictus erano a quel tempo praticamente assenti e ricordiamo perfettamente i maestri della clinica medica napoletana degli anni Settanta che, per farsi una adeguata preparazione sulla diagnosi e terapia degli infarti del miocardio erano costretto a lunghe permanenze di studio all’estero perché a Napoli non si registrava un numero adeguato di casi.

Oggi Osservasalute certifica che gli incidenti vascolari acuti a Napoli sono di pari numero se non maggiori di Milano ma con esiti più sfavorevoli legati ai gravissimi problemi organizzativi mostrasti nella trasmissione, certamente, ma vanno considerati anche i ritardi di intervento legati al traffico urbano caotico tipico della città metropolitana di Napoli e l’assenza di incisive azioni per ridurre il gravissimo inquinamento dell’aria a Napoli.

Da qualche tempo le notizie sull’ambiente in Campania vengono rigidamente impostate su un ottimismo di regime e sulla sottovalutazione, rispetto alla tragedia organizzativa sugli esiti mostrata da Presa Diretta. Si cerca disperatamente di azzerare il marchio “Terra dei Fuochi”, ma senza risolvere in concreto nulla, tranne che per il “buon nome” delle pummarole campane. Un clamoroso esempio lo possiamo riscontrare sull’inquinamento dell’aria.

Risulta dai dati Ispra che, al contrario di quanto certificato dai dati sui pm 10, Napoli sostanzialmente per inquinamento dell’aria è pari (o anche peggio) a tutte le città della Pianura Padana, in particolare per le centraline “Ente Ferrovie” e “via Argine” (cioè quelle ubicate in prossimità del Porto di Napoli cui si attribuisce ormai da tempo la responsabilità diretta di non meno del 40% complessivo di polveri sottili).

Siamo profondamente grati all’Istituto Superiore di Sanità per il lavoro di epidemiologia ambientale svolto sino ad oggi che ha dimostrato e certificato continuamente le gravissime lacune delle istituzioni sanitarie locali in tema di epidemiologia ed epidemiologia ambientale in particolare con il Comune di Napoli che continua ad esempio a non avere dati locali dal registro tumori (registro tumori Asl 1 ancora assente) dopo decine di anni nonostante un così grave e certificato disastro.

Senza dati epidemiologici continui, trasparenti, certificati e validati come si può programmare semplicemente un’azione gestionale in sanità pubblica per contrastare questa deriva così grave in atto? Come medico campano, ho provato un autentico choc nell’ascoltare la drammatica intervista al Presidente dell’Iss, ma resto preoccupato per la sottovalutazione ancora mostrata sul problema ambientale e quindi di sanità pubblica nei territori dell’area metropolitana di Napoli, nonostante proprio il meritorio lavoro già svolto sia da Ispra che da Iss.

E’ la somma di cotanto degrado e disastro ambientale, organizzativo sanitario e sociale a creare dati così gravi e soprattutto ingravescenti! Siamo stati accusati di urlare troppo, di fare “allarmismo”, “creare ingiustificate ansie”. Dopo l’intervista a Ricciardi, siamo costretti a prendere atto di avere urlato anche troppo poco.