Papa Francesco si è scusato, ma di che cosa, precisamente, non è facile capire.

Tornando a Roma dal recente viaggio in Cile e Perù, i giornalisti presenti sull’aereo gli hanno rivolto alcune domande a proposito delle sue affermazioni sul vescovo Juan Barros, accusato di avere coperto, in passato, gli abusi su minori perpetrati dal prete Fernando Karadima. Rispondendo a una giornalista cilena, qualche giorno prima, il Papa aveva detto: “El día que me traigan una prueba contra el obispo Barros, ahí voy a hablar. No hay una sola prueba en contra. Todo es calumnia, ¿está claro?” (“Il giorno che mi porteranno una prova contro il vescovo Barros parlerò. Non c’è una sola prova contro di lui. Sono tutte calunnie, chiaro?”).

Le vittime degli abusi si sono giustamente offese sentendosi trattate da calunniatori e anche il cardinale di Boston, Sean Patrick O’Malley, scelto dal Papa per guidare la Pontificia Commissione per la tutela dei minori, ha commentato dicendo che “è comprensibile che le dichiarazioni di Papa Francesco siano state fonte di grande dolore per i sopravvissuti agli abusi sessuali da parte del clero”.

Allora il Papa si è dispiaciuto, ha voluto scusarsi e rettificare. L’ha fatto un po’ in spagnolo (per risultare chiaro ai cileni) e un po’ in italiano, con l’aggiunta di qualche frase in latino, ma il risultato è stato davvero deludente. “Il giorno che io avrei una prova, parlerò – ha detto – La parola ‘prova’ è quella che mi ha tradito, ha fatto un po’ la confusione, no, porque ninguno è malo nisi probetur. Ho sbagliato a usare la parola ‘prova’, yo hablaría de evidencia“.

Ma che differenza ci sarà tra ‘prueba‘ ed ‘evidencia‘ o tra ‘prova‘ ed ‘evidenza‘? Nessuna: infatti, nel video, l’interprete traduce lo spagnolo “yo hablaría de evidencia” con l’italiano “parlerei di prove”. Il tutto con effetti esilaranti, perché, alla fine, il Papa avrebbe detto: “Ho sbagliato a usare la parola ‘prova’, parlerei piuttosto di ‘prova’”.

Il Papa chiede scusa alle vittime “perché la parola ‘prova’ le ha ferite”: “Chiedo scusa se ho ferito le vittime senza accorgermi, ma l’ho fatto senza volerlo, e mi fa tanto dolore. Sentire che il Papa dice loro ‘portatemi una lettera con la prova’ è uno schiaffo. Mi sono accorto che la mia espressione non è stata felice”. Ma perché dire “portatemi una lettera con la prova” sarebbe uno schiaffo e “portatemi una lettera con l’evidenza” no?

Evidencia in spagnolo significa 1) Certezza chiara e manifesta della quale non si può dubitare o 2) prova determinante in un processo.

In italiano si usa a volte il termine ‘evidenza’ con il significato del termine ‘evidence’, che ci viene dal diritto anglosassone e, negli ordinamenti di common law, significa ‘prova’. Comunque nel diritto italiano l’evidenza non è qualcosa di distinguibile dalla prova. Dunque, se la parola ‘prova’ può ferire, anche il sinonimo ‘evidenza’ dovrebbe avere lo stesso effetto e le scuse si risolverebbero in un’altra ferita.

Il fatto è che, a leggere nei siti e account twitter cileni, né la prova né l’evidenza hanno ferito. Ha ferito, invece, quel “Todo es calumnia” interpretato come una condanna preventiva delle vittime. Ma, secondo Papa Francesco, che dice di non avere evidenze della colpevolezza di Barros “uno che accusa senza le evidenze, con pertinacia, questo è calunnia”. Il Papa non si pone il problema della necessità di cercare anche altre ‘evidenze’, per dimostrare che le vittime che accusano Barros lo fanno, non per ottenere giustizia, ma a scopo denigratorio e con la consapevolezza di mentire. Solo se le trovasse potrebbe parlare di calunnia.

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