“Io ho fatto e faccio fatica ad andare d’accordo con Matteo Renzi perché gli chiederei di essere diverso e più coinvolgente”. Il sindaco di Milano Beppe Sala, quello che dal segretario venne scelto andando incontro a molte critiche dentro il partito, segna la distanza dal leader del Pd. Non che ci fosse bisogno di ribadire la freddezza tra i due, ma intervistato da Lilli Gruber a “Otto e mezzo” su La7, ha chiarito il concetto pur cercando di mascherare la rottura: “Ho deciso”, ha dichiarato, “di non essere tra quelli che si siedono sulla riva del fiume ad aspettarne il cadavere. L’uomo le qualità le ha, ma le qualità servono a lavorare in squadra. Non riesce più ad ottenere meriti, ma di meriti ne ha molti. Io, dopo il referendum, gli consigliai di saltare un giro, poi qualcuno deve averlo convinto del contrario, ma sono dispiaciuto che in questo momento sembri il colpevole di tutto”.

Nel corso dell’intervista Sala ha anche dichiarato che non si dimetterà in caso di rinvio a giudizio per l’accusa di abuso d’ufficio che gli viene contestata nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti della piastra di Expo 2015. “Non mi dimetterò”, ha detto. “Ho avuto modo di riflettere sulla questione in gioco: voglio vedere chi non avrebbe fatto come me. Non sono assolutamente corruttibile, tutto il mondo mi pressava per andare avanti, ho fatto solo cose che erano nel mio ruolo, con l’approvazione di Anac, Procura della Repubblica e Avvocatura dello Stato. Dopo mesi di riflessioni, anche con i miei avvocati, e di esami di coscienza, posso dire di essere tranquillo sulle decisioni che ho preso”.

Il sindaco ha anche parlato delle elezioni Regionali in Lombardia, dove il candidato presidente scelto dal Pd non ha trovato l’appoggio di Liberi e uguali e di una parte della sinistra. “In una città”, ha detto, “l’amministrazione deve affrontare problemi molto concreti, è più facile mettersi d’accordo tra le diverse anime. Io ho ereditato il lavoro di Pisapia e a Milano la sinistra ha un ruolo fondamentale, peccato che il mio amico Giorgio Gori non possa contare sul loro appoggio”. Parlando poi della proposta del leader di LeU, Pietro Grasso, di abolire le tasse universitarie ha spiegato che “non butterei via la proposta: dobbiamo parlare ai giovani, che sono potenzialmente il nostro elettorato. Questa proposta può avvicinarli alla politica”.

Non è mancata poi la polemica con la Capitale. “Io non ho capito perché la Consob e l’Ice rimangono a Roma”, ha detto. Non ha senso, è una sciocchezza perché la maggior parte delle aziende sono a Milano”. Tanto che a lui hanno risposto sia la sindaca Virginia Raggi (“E’ una sciocchezza”, ha scritto su Twitter. “Ho impressione che Pd abbia idee confuse e che c’entri la campagna elettorale. In Lombardia indossano casacca leghista, mentre qui millantano ‘tavoli per Roma’. La realtà è questa. Provino ad essere coerenti”), che il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti (“Ogni città, ogni territorio, deve avanzare e progredire su nuove frontiere e nuove competenze, non saccheggiando quelle delle altre città italiane”).