Non va bene quando ci sono tante partite, ma nemmeno se ce ne sono troppo poche per la sosta. Il match alle 12.30 non è calcio, ma pure alle 18 si fa un altro sport. Se ci sono le coppe bisogna anticipare, ma poi chi gioca prima in campionato è favorito, anzi no, forse meglio scendere in campo dopo sapendo il risultato dell’avversario. Praticamente per Maurizio Sarri a pallone non si dovrebbe giocar mai, se non la domenica alle 15 come ai tempi dei nostri nonni. Ed è un peccato, perché il suo Napoli fa il calcio più bello d’Italia. E ai tifosi piace vederlo giocare, ad ogni ora.

Quella del tecnico azzurro per il calendario sta diventando praticamente un’ossessione. Non è la prima volta che si lamenta, succede ormai a cadenza fissa ogni 2-3 mesi, chissà se per caso sempre nei momenti più delicati della stagione: nel 2016 durante lo sprint scudetto, a ottobre scorso prima della sfida contro il Manchester, di nuovo ora che il testa a testa per il titolo sembra entrare nel vivo. L’ultima sparata è stata per la strana coincidenza che vorrà la Juventus scendere in campo prima del Napoli nei prossimi nove turni di campionato: “Penso sia stato un errore mastodontico fatto dalla Lega, in alcune gare si poteva mediare e creare soluzioni simili, quindi o giocare in contemporanea o fare giocare qualche gara avanti noi. Si è verificata una combinazione su un milione. Mi dispiace, sono certo che si sia verificata in buona fede, ma un minimo di dubbio sulle capacità di chi deve organizzare queste cose mi viene”, le parole dell’allenatore dopo la fondamentale vittoria contro l’Atalanta.

Chissà se Sarri ci fa o ci è. Se si tratta solo di una strategia: alzare i toni, crearsi dei falsi nemici per compattare l’ambiente nella logica del Napoli contro tutti, un po’ la vecchia tattica di Mourinho trasformata in “ammuina” partenopea. O se ci crede per davvero: ossessionato dall’impresa di poter battere l’imbattibile Juventus, si è convinto che persino i calendari (e non solo la Var) soffrano di sudditanza psicologica. In un caso o nell’altro, Sarri che ha il merito enorme di aver costruito una macchina quasi perfetta e non essere mai stato così vicino a quel sogno proibito chiamato scudetto, stavolta ha torto.

La sua tesi proprio non sta in piedi. Lo ha fatto notare anche la Lega, chiamata in causa suo malgrado, costretta a precisare che “la turnazione prima/dopo tra Juve e Napoli è del tutto alla pari, visto che proprio gli azzurri arrivano da cinque giornate consecutive in cui sono scesi in campo in anticipo, e hanno giocato prima della Juventus per ben 14 volte su 19”. Basta dire che proprio in questo turno i bianconeri affronteranno il Genoa nel posticipo del lunedì, con oltre 24 ore di ritardo sui rivali: saranno forse paralizzati dalla pressione? E poi chi lo dice che giocare prima sia per forza un vantaggio? Senza dimenticare che presto riprenderanno le coppe, ed il Napoli eliminato dalla Champions giocherà il giovedì in Europa League: se la Lega gli avesse anche fissato l’anticipo al sabato in un turno successivo, Sarri probabilmente avrebbe gridato al complotto.

Insomma, la polemica non solo è infondata numeri alla mano, ma è proprio ontologicamente sbagliata. Anticipi e posticipi esistono da metà anni Novanta, quando ancora guardavamo le partite su Stream e Tele+: nel 2018 parlare di calendario è semplicemente anacronistico. Piaccia o meno, il mondo va in tutt’altra direzione, e il calcio pure. Infatti dall’anno prossimo, come previsto dai nuovi bandi per i diritti tv (a proposito: lunedì si aprono le buste), la Serie A giocherà quasi sempre anche il sabato alle 15, la domenica alle 18 e il lunedì alle 20.30. Altro che contemporaneità. Ma non ditelo a Sarri, sennò poi chi lo sente.

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