La missione in Niger prende sempre più corpo almeno nella fase programmatica e organizzativa. Il premier Paolo Gentiloni lo aveva già annunciato a fine anno sostenendo che la missione italiana di contrasto al terrorismo e al traffico umano nel paese africano sarebbe stata “no combat”. Per favorire l’operazione nigerina altre missioni saranno depotenziate. Ad esempio in Iraq. A Baghdad resteranno al massimo 4/500 istruttori mentre un migliaio di militari tra forze aeree, elicotteri e fanteria potranno rientrare in Italia.

In Niger dovrebbero recarsi poco meno di 500 militari con 150 veicoli e verrebbero schierati nella base francese di Madama. I primi a partire, agli inizi di febbraio, saranno i reparti del genio militare e i paracadutisti della Folgore per un totale di circa 120 unità, accompagnati da due velivoli e due squadre di protezione. Entro la fine dell’anno la quota di soldati italiani dovrebbe raggiungere le 470 unità, che andranno a supportare le truppe francesi e africane già stanziate per contrastare i terroristi, soprattutto le milizie jihadiste di Al Qaeda nel Maghreb Islamico attive nell’area sahariana e saheliana e quelle famigerate di Boko Haram.

Il compito dei militari italiani sarà quello di contribuire all’addestramento delle forze locali e fornire mezzi tecnologici come droni, radar per l’avvistamento di persone in movimento, ricognizione aerea ed elicotteri. Gli italiani sono esperti nell’addestramento basti pensare a quando avvenuto ultimamente per le forze curde e da anni c’è un asset particolarmente apprezzato e richiesto: i Carabinieri. Data la loro natura essi infatti hanno collezionato una vasta esperienza di formazione di forze locali.

L’intervento in Niger nasce dalla volontà di stroncare la rotta principale seguita dai migranti che dall’Africa occidentale passa infatti attraverso il Niger e la Libia per poi arrivare in Italia attraverso il Canale di Sicilia. Dal Senegal, Gambia, Guinea e Costa d’Avorio i migranti si spostano prima a Bamako, in Mali, per poi passare da Ouagadougou in Burkina Faso e raggiungere il Niger.

Sui costi della missione ci sono ancora dei dubbi così come sull’utilità della stessa. Alla fine i migranti potrebbero cambiare tranquillamente rotta e seguire principalmente quella orientale che dal Corno d’Africa passa attraverso il Sudan e la Libia per raggiungere l’Italia attraverso il canale di Sicilia. Di sicuro l’Italia darà una mano ai francesi tornando ad impiegare il proprio strumento militare per contrastare minacce non militari, come appunto l’immigrazione clandestina o il crimine organizzato. I soldati devono fare la guerra ma allo stesso tempo arginare i flussi migratori.

Infine l’Italia continuerà ad insistere per un ruolo strategico nel Mediterraneo. Troppo difficile la situazione libica con interessi e modalità di intervento diverse tra i vari contendenti. Allora è il caso di riprovarci con il Niger senza sottovalutare il rischio di ripercussione jihadista nel nostro territorio.