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Un albergo nel cuore di Hammamet ha cinque stelle e una spiaggia privata, una piscina esterna, una piscina interna, un campo da tennis, la sauna (ovviamente) l’hammam e la palestra, ha un ristorante, un caffè, il bar con il biliardo e il whisky e le freccette, un parco, e nel parco, un’area attrezzata per i bambini, e un’altra per il windsurf e la canoa, e un’altra ancora per l’equitazione. Ha camere con jacuzzi e massaggiatori. Il barbiere e l’estetista. Il tutto, per circa trenta euro al giorno.

Com’è possibile? E gli alberghi a cinque stelle sono tutti così, qui. Poco più avanti, in un altro albergo, per un euro in più hai anche il campo da golf. Sono tutti così a Hammamet, e in tutta la Tunisia.

La Tunisia è il solo Paese in cui la Primavera araba non è stata un disastro. Dopo 28 giorni di manifestazioni, il 14 gennaio 2011 il presidente Ben Ali si è dimesso, e si è rifugiato in Arabia Saudita. Oggi il paese ha una nuova costituzione, e un nuovo governo, un governo di laici e islamisti insieme: un modello per tutto il mondo musulmano. L’unico problema, ci dicono gli analisti, è l’economia: a causa degli attentati del 2015. A causa dei jihadisti. Perché se solo i turisti tornassero, ci dicono, in Tunisia sarebbe tutto perfetto.

Solo che Shayma, che sta alla reception di uno di questi cinque stelle da fiaba, e ci sta per 12 ore al giorno, ogni giorno, guadagna 400 dinari al mese. Meno del fitto di casa. Se anche i turisti tornassero, per lei non cambierebbe niente. Perché quello che dovrebbe rilanciare la Tunisia, in realtà è quello che l’affossa.

E non è questione di jihadisti: è questione invece di banche – anche se avere jihadisti in giro, certo, non aiuta. Ma negli anni di Ben Ali, i magnati del settore alberghiero hanno avuto dalle banche prestiti generosi: che spesso non hanno mai restituito. E che hanno assicurato rendite di posizione a un piccolo gruppo di imprenditori con amicizie altolocate. Ancora oggi, il 25 percento dei prestiti non pagati è riconducibile al turismo. Circa 120 hotel, su un totale di 800, sono in arretrato, e il debito, complessivamente, ha raggiunto gli 1,3 miliardi di euro. Ma lo Stato, periodicamente, ricapitalizza le sue tre banche, che da sole gestiscono quasi il 40 percento delle risorse finanziarie della Tunisia. Consentendo così di avere cinque stelle a 30 euro a notte.

A volte, persino il cibo servito è il cibo sussidiato. Il latte, la farina, l’olio. Sono quelli che dovrebbero finire ai poveri. Invece di finanziare scuole e ospedali, lo Stato finanzia le nostre vacanze. Nel 2011, a Ben Ali e alla sua famiglia furono confiscati beni per 13 miliardi di dollari, e 214 aziende. Generavano il tre percento del reddito del settore privato, e l’un percento dei posti di lavoro. Ma ottenevano il 21 percento dei profitti.

E ora capisco quel jihadista tunisino a cui dissi: “Ma che senso ha avuto colpire il turismo? Colpire la principale fonte di ricchezza del paese?”

“Non abbiamo colpito la ricchezza”, mi rispose.

“Ma l’ingiustizia”.