Dalle emissioni di gas serra al carbone, sul fronte clima e tutela dell’ambiente Donald Trump resta isolato, anche a casa sua. Intanto perché l’amministrazione di New York ha deciso di fare causa ai giganti del petrolio per le emissioni di gas serra, ritenendoli responsabili del riscaldamento globale, quello che il presidente ha definito “una costosissima cagata. Ma in questi giorni l’inquilino della Casa Bianca ha incassato anche un’altra bocciatura, quella dell’Authority Usa per l’energia, che si è espressa negativamente sul piano di salvataggio del nucleare e del rilancio del carbone annunciato dal presidente Trump. Niente finanziamenti per le obsolete centrali a carbone. Tra l’altro, a bocciare il piano sono stati tutti i commissari dell’Authority, anche i tre di nomina presidenziale.

I GIGANTI DEL PETROLIO ACCUSATI PER IL RISCALDAMENTO CLIMATICO – Le compagnie petrolifere finite nella bufera sono Exxon, Chevron, Bp, Royal Dutch Shell e ConocoPhillips, accusate dalle autorità newyorkesi di promuovere i loro prodotti, senza essere chiare sugli effetti che il loro utilizzo abbia sul clima. Anzi, minimizzandoli e, in questo modo, rendendosi responsabili del surriscaldamento climatico. Fa un certo effetto, se si pensa ad alcune delle frasi, anche ironiche, pronunciate da Trump sull’argomento. “Il nostro pianeta sta congelandosi, temperature basse record, coi nostri scienziati del riscaldamento globale intrappolati nel ghiaccio”, tanto per citarne una.

Insomma, New York procede in una direzione e non è la stessa del presidente Usa. Solo qualche mese, a ottobre 2017, il direttore dell’Agenzia per la protezione ambientale (Epa), Scott Pruitt, ha detto definitivamente addio (dopo averlo annunciato all’inizio del 2017) alla strategia di Barack Obama per combattere il cambiamento climatico e, in modo particolare, al Clean Power Plan, nato sulla scia del Climate Action Plan del 2014. Il nuovo piano, poi congelato dalla Corte Suprema per alcuni nodi legali, avrebbe dovuto far ridurre agli Stati Uniti, entro il 2030, le emissioni di CO2 del 32% rispetto ai valori del 2005 seguendo quanto stabilito dall’Accordo di Parigi entrato in vigore il 4 novembre 2016. A ottobre le parole di Scott Pruitt: “La guerra al carbone è finita”.

E L’AUTHORITY BOCCIA IL RILANCIO DEL CARBONE – Invece, mentre New York dimostra di crederci eccome al riscaldamento globale, un’altra tegola per Trump arriva proprio sul fronte della guerra ai combustibili fossili. La Federal energy regulatory commission (Ferc) Usa ha bocciato il Notice of Proposed Rulemaking (Nopr), presentato dal ministro per l’Energia Rick Perry, voluto dal presidente Usa con l’obiettivo di salvare le centrali nucleari dell’Ohio, considerate invece dalla Ferc antieconomiche. Un duro colpo per il rilancio dell’industria del carbone promesso da Trump per garantire l’autosufficienza degli Stati uniti in campo energetico e posti di lavoro negli Stati il cui voto gli ha permesso di arrivare alla Casa Bianca.

Il piano di sussidi per le centrali elettriche a carbone o nucleari che mantengono scorte di carburante sul sito per 90 giorni è stato respinto all’unanimità dall’Authority, composta da cinque commissari. A dire ‘no’ sono stati quindi anche i tre componenti nominati proprio dal presidente degli Stati Uniti. Oltre alle associazioni ambientaliste, tra i primi a manifestare la propria soddisfazione Michael Bloomberg, sindaco di New York per tre mandati e oggi inviato speciale delle Nazioni Unite per il clima. “Una grande vittoria per i consumatori, per il libero mercato e per l’aria pulita” ha detto.

L’ISOLAMENTO DI TRUMP – Ma quella della Ferc è una decisione che va di pari passo con quanto sta avvenendo anche fuori dagli Stati Uniti. Basti pensare che molti Paesi europei hanno già fissato una data per la chiusura delle loro centrali a carbone. Il Belgio ha già fermato le centrali a carbone nel 2016. Italia, Gran Bretagna, Francia, Finlandia, Portogallo, Irlanda, Austria, Svezia e Danimarca le chiuderanno entro il 2025, l’Olanda nel 2030. E se la Germania, che ricava dal carbone il 40% della sua elettricità, non ha ancora fissato una data per l’abbandono, è pur vero che Berlino è leader nelle rinnovabili, con il 33% dell’elettricità da fonti pulite. Nel dicembre del 2017 l’Unione europea ha deciso la riduzione progressiva dei sussidi alle centrali a carbone a partire dal 2025 e l’abolizione di questi dal 2030. Persino la Cina, principale produttore di gas serra al mondo (con il 28% delle emissioni) a gennaio 2017 ha annunciato che fermerà la costruzione di 104 nuove centrali a carbone e che investirà 361 miliardi di dollari fino al 2020 in fonti di energia rinnovabili.