“Oggi si parla molto di migranti e migrazioni, talvolta solo per suscitare paure ancestrali“. Il nuovo appello di Papa Francesco sul tema dell’accoglienza arriva nel discorso ai membri del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, ricevuti in Vaticano per gli auguri per il nuovo anno. “Le migrazioni sono sempre esistite – ricorda il pontefice – nella tradizione giudeo-cristiana, la storia della salvezza è essenzialmente storia di migrazioni”. Né bisogna dimenticare che “la libertà di movimento, come quella di lasciare il proprio Paese e di farvi ritorno appartiene ai diritti fondamentali dell’uomo. Occorre dunque uscire da una diffusa retorica sull’argomento e partire dalla considerazione essenziale che davanti a noi ci sono innanzitutto persone“.

“Un pensiero particolare rivolgo a Israeliani e Palestinesi in seguito alle tensioni delle ultime settimane – ha proseguito Bergoglio, in evidente riferimento alla decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di riconoscere Gerusalemme capitale d’Israele – la Santa Sede, nell’esprimere dolore per quanti hanno perso la vita nei recenti scontri, rinnova il suo pressante appello a ponderare ogni iniziativa affinché si eviti di esacerbare le contrapposizioni, e invita ad un comune impegno a rispettare, in conformità con le pertinenti Risoluzioni delle Nazioni Unite, lo status quo di Gerusalemme, città sacra a cristiani, ebrei e musulmani. Settant’anni di scontri rendono quanto mai urgente trovare una soluzione politica che consenta la presenza nella Regione di due Stati indipendenti entro confini internazionalmente riconosciuti”.

Francesco è quindi tornato a mettere l’accento sull’importanza della famiglia: “Purtroppo è noto come, specialmente in Occidente, la famiglia sia ritenuta un istituto superato. Alla stabilità di un progetto definitivo, si preferiscono oggi legami fugaci. Ma non sta in piedi una casa costruita sulla sabbia di rapporti fragili e volubili. Occorre piuttosto la roccia, sulla quale ancorare fondamenta solide. E la roccia è proprio quella comunione di amore, fedele e indissolubile, che unisce l’uomo e la donna, una comunione che ha una bellezza austera e semplice, un carattere sacro e inviolabile e una funzione naturale nell’ordine sociale”. Da qui l’appello alla classe dirigente: “Ritengo pertanto urgente che si intraprendano reali politiche a sostegno delle famiglia, dalla quale peraltro dipende l’avvenire e lo sviluppo degli Stati. Senza di essa non si possono infatti costruire società in grado di affrontare le sfide del futuro”.