Si legge meno. Ennesima conferma dal report “Produzione e lettura dei libri in Italia” recentemente pubblicato dall’Istat.

Con il passo del gambero ci siamo giocati 15 anni di costante aumento e siamo tornati ai numeri del 2001. Ma non è colpa degli e-book, ne sono convinti anche gli editori, o almeno una buona parte di loro, che ormai non vedono più il digitale come un nemico, al contrario lo considerano un alleato per riavvicinare le persone alla lettura.

E allora perché si legge sempre meno? Per un fattore culturale. Gli editori credono che i responsabili siano il basso livello culturale della popolazione (39,7%) e la mancanza di efficaci politiche scolastiche di educazione alla lettura (37,7%). Ma l’indice viene puntato anche contro la famiglia. L’effetto della familiarità è forte nell’abitudine alla lettura: legge libri il 66,9% dei ragazzi tra i 6 e i 18 anni con entrambi i genitori lettori, contro il 30,8% tra i figli di genitori che non leggono libri. Però sono proprio i giovani tra gli 11 e i 14 anni (51,1%) a leggere di più rispetto a tutte le altre classi di età.

Ed ora torniamo agli e-book.

Lo sviluppo del digitale è costante e progressivo. Nel 2016 il 35,8%, ossia circa 22mila titoli delle opere pubblicate a stampa in Italia, è stato proposto al pubblico anche in versione e-book; nel 2015 erano quasi 17 mila ovvero il 30% delle opere pubblicate a stampa e nel 2013 circa 15mila, pari al 21,1%. E per le ristampe la percentuale cresce al 37,2% e supera il 53% per i testi scolastici. Un dato che mi riempie di gioia perché significa che gli editori stanno imparando a “usare” il digitale per fornire un servizio ai lettori.

Il report evidenzia anche i generi per i quali si privilegia l’edizione digitale, si tratta soprattutto di libri di avventura e gialli, in questo caso si arriva all’82,7% dei volumi a stampa, seguiti dai testi di informatica (59,5%), dai libri di attualità politica, sociale ed economica (51,4%) e dai testi di matematica (47,4%).

Chi pubblica in digitale? L’88,3% dei libri disponibili anche in e-book è stato pubblicato dai grandi editori, che sono in grado di offrire anche la versione digitale per il 42% delle opere che pubblicano a stampa.

Un dato molto interessante e che sollecita riflessioni è il seguente: il 14,3% degli e-book proposti nel 2016 presenta contenuti o funzionalità aggiuntive rispetto alla versione a stampa della stessa opera, come ad esempio collegamenti ipertestuali e applicazioni audio-visive o multimediali; si tratta di 3.141 opere (2.923 nel 2015) delle quali oltre il 90% è stato pubblicato da grandi editori. Per il resto si tratta invece di semplici trasposizioni su supporto digitale dello stesso testo stampato su carta. Ma molti editori stanno già lavorando e proponendo il formato epub3.

Cosa attrae maggiormente negli e-book? Gli editori non hanno dubbi: il prezzo è la qualità più apprezzata (73,9%), seguono la facilità di trasporto e di archiviazione dei contenuti (52%). Vengono anche segnalati altri aspetti: le modalità di fruizione interattiva dei contenuti attraverso la possibilità di effettuare ricerche sul testo, disporre di segnalibri, note, applicazioni per la formattazione (19%), la facilità di reperimento e di acquisizione dei titoli (17,5%) e, infine, la multimedialità dei contenuti (12,2%).

E cosa ne ostacola la diffusione in Italia? Anche in questo caso gli editori hanno le idee chiare. Al primo posto vi è l’immaterialità del libro digitale, che penalizzerebbe l’e-book rispetto al tangibile libro di carta (46,1%), seguito dalla scarsa alfabetizzazione informatica nell’utilizzo delle nuove tecnologie da parte dei lettori (44,1%). Inoltre, quasi il 30% degli editori individua nello scarso comfort visivo un ulteriore elemento di criticità e un quarto ritiene responsabile della ridotta diffusione degli e-book il basso numero di lettori “forti”, ovvero coloro che in media leggono almeno un libro al mese. Mentre il 19,4% è convinto che sia il costo dei dispositivi di lettura a scoraggiare la lettura in digitale.

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