Il decennio nero della Capitale d’Italia. Roma, la città eterna, messa in ginocchio dal disastro amministrativo verificatosi dal 2006 al 2016, negli anni in cui a vestire la fascia tricolore erano Walter Veltroni (secondo mandato), Gianni Alemanno e Ignazio Marino. Mobilità, rifiuti, cura del verde pubblico, servizi idrici e in parte anche il turismo. Sono numeri e statistiche ben dettagliati quelli che compongono l’impietosa fotografia scattata dall’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale, che ha presentato la sua Relazione annuale sullo stato dei servizi pubblici locali e sull’attività svolta nel 2017. Una catastrofe che stenta a far registrare un’inversione di tendenza, concretamente – come nei trasporti – e nella percezione dei romani, che hanno bocciato tutti i servizi comunali tranne gli asili nido e il comparto culturale. “Questa amministrazione – ha sottolineato Marcello De Vito, presidente dell’Assemblea Capitolina – sta lavorando per migliorare i servizi ai cittadini e terrà conto dei risultati di questa indagine per intervenire sulle criticità emerse”.

IL CROLLO DEI TRASPORTI ROMANI – A pesare di più su tutto il quadro, probabilmente, è stata la crisi totale verso la quale è sprofondata Atac, per la quale non a caso oggi è stato chiesto il concordato preventivo per evitare il fallimento. I dati parlano da soli. In 10 anni, ad esempio, l’offerta di trasporto pubblico locale di superficie (bus, tram e filobus) è diminuita di circa 27,8 milioni di vetture-km, “più dell’intero servizio di trasporto pubblico di Genova (26,6 mln vett-km)”, passando dai 115,1 milioni del 2006 agli 87,2 milioni attuali: un calo di quasi il 25%. Dal 2007 in poi sono via via diminuiti i veicoli in servizio e sono aumentati i bus oggetto di guasti con perdita di corse: dieci anni fa l’8% dei mezzi si guastava durante il tragitto, mentre nel 2016 tale percentuale è quadruplicata fino a quota 36%, con una perdita di circa 1 milione di corse. Perfino l’offerta complessiva del tpl è diminuita di circa 12 milioni di vetture-km, e questo nonostante nel 2015 sia stata inaugurata la linea C della metropolitana. A proposito della costosissima metro verde: se al taglio del nastro i nuovissimi convogli driverless avevano una puntualità vicina al 100%, in due anni questa è crollata all’83%: e pensare che la produttiva per dipendente è diminuita dal 2012 di circa il 6%, mentre parallelamente il costo del personale per km di percorrenza è aumentato del 5%.

IGIENE URBANA E VERDE PUBBLICO – L’insoddisfazione dei romani passa per un altro classico del disservizio pubblico: l’igiene urbana. Le strade di Roma sono sporche, e se ne sono accorti anche i romani che quest’anno hanno affibbiato al servizio il voto peggiore degli ultimi anni: 3,2 su 10. Il dato va letto osservando anche alle risorse stanziate sul settore. Se nel 2011 a fronte di investimenti per 183,8 milioni il giudizio dei romani ha toccato 5 su 10, nel 2017 sono stati stanziati sullo spazzamento appena 121,4 milioni: il crollo economico c’è stato fra il 2014 e il 2015, quando si è passati da 171,2 milioni a 129,6 milioni. Cosa dire invece del verde pubblico? Nel 1995, lavoravano per il Servizio Giardini di Roma Capitale ben 1.200 giardinieri, mentre attualmente sono rimasti in 286, i quali dovrebbero coprire teoricamente 561 mq al giorno. Ovviamente non lo fanno, perché nel frattempo si è ricorso a operatori esterni che hanno fatto schizzare la spesa per gli affidamenti esterni. La raccolta dei rifiuti nel gradimento dei romani, infine, si è avvicinata molto alla sufficienza nel 2009 e nel 2012 “per poi registrare però una continua perdita di soddisfazione fino al 3,7 del 2017. L’estensione della raccolta porta a porta e l’aumento della percentuale di raccolta differenziata non hanno infatti avuto effetti positivi sul voto attribuito dai romani al servizio raccolta rifiuti, che anzi è andato progressivamente calando”.

SERVIZIO IDRICO COLABRODO – Un altro disastro degli ultimi anni è quello del servizio idrico. Sebbene Acea Spa produca utili tutti gli anni – di cui beneficia il bilancio del Campidoglio – negli ultimi 10 anni è quasi raddoppiata la percentuale di dispersione idrica. Per la verità, dal 2007 il dato è oscillato fra il 24 e il 26% fino al 2013, per poi impennarsi vertiginosamente raggiungendo quota 44%. Ciò significa che “quasi la metà dell’acqua immessa in rete è andata persa: in nessun’altra grande città si arriva a tale livello”. Tutto ciò mentre la tariffa è aumentata circa del 37% rispetto al 2011. Nonostante questo, il servizio idrico integrato è tra i servizi che riscuotono il maggiore apprezzamento da parte dei cittadini.

CULTURA E TURISMO RESTANO SUFFICIENTI – Sebbene considerato ancora sufficiente, il voto che i romani hanno dato ai servizi culturali è sceso, in una scala da uno a dieci, dal 7,6 del 2016 al 7,2 del 2017. Il punteggio più alto è stato assegnato al Palaexpo (7,6), seguito dall’Auditorium (7,5), dai Musei Comunali (7,3), dalle biblioteche comunali (6,9) e dal Bioparco (6,8). L’Authority sottolinea come in città siano arrivati 14,3 milioni di turisti ovvero “di più in valori assoluti rispetto all’anno precedente, meno rispetto al tasso di crescita dell’ultimo quinquennio. La spesa totale dei loro consumi si posiziona in un range tra 4,4 e 5,8 miliardi di euro e la loro permanenza media è stata di 2,3 notti a turista”. Se nel X municipio (quello di Ostia, ndr) questa media è scesa a 1,8, è salita a 2,8 nei municipi IX e XI (zona Eur, Fiera di Roma) che hanno ospitato il 9% degli arrivi. Nei due municipi in questione risiedono grandi strutture congressuali che hanno attirato la presenza di un turismo business.

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