La copertina del Time non lascia dubbi: la persona dell’anno in realtà sono le tante persone che hanno rotto il silenzio. Donne che hanno svelato di aver subito molestie da parte di uomini di potere che hanno usato la propria posizione per ricattare chi voleva lavorare. Le hanno chiamate piagnone, opportuniste, approfittatrici. Quando una donna svela di aver subito violenza c’è sempre un coro di sessist* che non fa altro che banalizzare, sminuire, negare. E se l’hashtag #MeToo è servito a ridare voce a moltissime donne che avevano subìto lo stesso trattamento, nel lavoro, a casa, in situazioni comunque di ricatto, ecco che il Time ne riconosce l’effettivo valore. Le donne che rompono il silenzio sono coraggiose, temerarie, non “piagnone”, tutt’altro. Sono donne forti, con le spalle dritte, fiere di esistere e di essere sopravvissute alle violenze subite.

C’è chi fa, poi, la graduatoria delle molestie. Quella più grave, quella meno grave, come se la negazione del consenso abbia sfumature diverse di volta in volta. Invece scopriamo un movimento di donne che parlano e parlano, finalmente, raccontando episodi di violenza che abbiamo per troppo tempo scambiato per cose normali, vicende sulle quali credevamo bastasse farsi una risata. Non c’è nulla da ridere nel pene eretto di uno sconosciuto che te lo mostra mentre tu vai a scuola. Non c’è nulla da ridere nel tizio che si strofina il pene mentre tu cerchi solo di raggiungere il posto di lavoro in autobus. Nulla da ridere nei tizi che ti molestano per strada inseguendoti e insultandoti, come se tu fossi solo un pezzo di carne che anche quando cammina non può fare altro che stimolare la fame di individui molesti.

E se non fosse chiaro che questa è violenza di genere, allora vi dico che lo è nella misura in cui si impone alle donne un ruolo di genere e si fa di tutto per ridurla a quella che serve solo a eccitare gli uomini. La molestia sessuale è un problema sociale, grave, forte, eppure viene recepito come fosse secondario rispetto a molti altri tipi di violenza, citati per accantonare, fornire distrazione, con quell* che usano la lotta di classe per negare quella di genere. Con quelli che ignorano il femminismo intersezionale e le lotte di classe, di genere e contro il razzismo.

L’articolo del Time, che accompagna la copertina di cui si parla oramai ovunque, cita una per una le tipologie di violenze svelate. In fondo sono le stesse di cui noi abbiamo sempre parlato solo che a dirla da parte delle star cinematografiche la questione assume maggiore credibilità. Un paio di cose da dire: molestia, violenza sessuale è quella che subisce anche una sex worker che se per mestiere vende servizi sessuali ha tutto il diritto di negare il suo consenso quando non ha voglia di vendere o fornire gratuitamente alcun servizio. Violenza sessuale è quella che viene subita dalle persone trans che vengono trattate dagli stupratori come se il fatto di non essere socialmente incluse dappertutto le rendesse di conseguenza uno strumento per realizzare sulla loro pelle lo stupro punitivo. Subiscono violenza i trans female to male (ftm, cioè che hanno affrontato il passaggio da donna a uomo) o le lesbiche la cui esistenza viene cancellata quando qualcun@ decide che il corpo di una persona nata donna non può che essere usato per il piacere maschile.

Tante voci hanno determinato una reazione, negativa o positiva che sia, e per ogni donna che ha rotto il silenzio altre mille lo hanno fatto con lei. I #MeToo, con quel desiderio di raccontarsi, lo stesso che vediamo ogni giorno su altri spazi, Il Fatto Quotidiano incluso: con l’iniziativa Ti racconto la mia, sono voci solidali ma sono anche voci di un movimento di liberazione da ogni forma di sopruso, ogni molestia e violenza sessuale. Il corpo di donna non serve a soddisfare le voglie altrui. Quel corpo appartiene ad una persona che ha tutto il diritto di negare il suo consenso e se una donna dice No o se lei è costretta, perché sotto ricatto, come spesso accade quando temi di essere licenziata e invece vuoi conservare il tuo posto di lavoro, a dire si chiama sempre e comunque stupro. Allora grazie a tutte le donne che hanno parlato e grazie a tutte le persone che hanno mostrato capacità di analisi, capacità di provare empatia e solidarietà nei confronti di tutte le vittime che, una per una, hanno mostrato che parlare tutte, parlare insieme, ci dà una grandissima forza.