Antonemilio Krogh, avvocato penalista arcinoto, apparecchia il vegetable party. Location un po’ allusiva: via della Passera (zona Magliana). Per accedere al TAG, Tevere Art Gallery di Luciano Corvaglia si entrava in un tunnel con trecce appese d’agli, cipolle, prezzemolo, grappoli di sedani e carciofi, peperoncini. Dentro decorazioni di frutta arcimboldesche facevano da cornice per selfie con una Rita Pavone, travestita da fragolina rossa. Enrico ed Elena Lo Verso contadini perfetti con cassetta di ortaggi al seguito. Il resto un tripudio di parruccche rosso uva e turbante arabeggiante en fleur (Benedetta Lignani Marchesani) e cascate di banane (Michela Schena). Yvonne Sciò era un’insalata verde riccia. Selvaggia Sanseverino fasciata in rosso lampone scintillante era una sirena bucolica. Enrico Micillo, patron di azienda agricola, si è vestito seconda tradizione di famiglia con baccelli (che erano palloncini gonfiabili) verde pisello.

L’artista Annalaura di Luggo svolazzante in versione fru fru di Cappuccetto Rosso. Gli invitati erano 700, compresi gli imbucati. Con acconciature e ingombranti travestimenti floreali era come se fossero il doppio. Perfetta Alessia Lautone, condirettore della AdnKronos, che ha rispolverato dal guardaroba un Gattinoni vintage con ricami “frutteschi” da alta sartoria. La penalista Nicoletta Piergentili dello studio Krogh, ca va sans dire, in ravissante abito “piccante” di peperoncini. Stefano Cimaglia, Sveva Donadoni e Alfredo Barone Lumaga, make up di farfalle in faccia e per il Krogh uniforme da “giardiniere” fatta su misura dalla sartoria Bassetti. Il menù assolutamente vegano ideato da Alfonso Montefusco con supporto dei party maker Angelo Jelmini e Roberto Muscinelli volati da Milano con carico di… giardiniere di verdure asiatiche. Nei cocci venivano serviti la pappa al pomodoro (un omaggio alla Pavone).

Ancora mestolate di biete in gusci di cocco. Pasta e fagioli servita direttamente dalle carriole portate da muscolosi contadini in canottiera. Bignè di spinacini e tiramisù di melanzane mentre la consolle era rivestita di sacchi di patate. Dopo la Grande Abbuffata, perfomance dei Go Go Dancer, palestrati, a torso nudo, a mo’ di toy boy che si facevano allisciare le piume dal parterre femminile in delirio. Cetrioli svuotati al posto dei bicchieri e baristi scatenati riempivano i “cetrioli” rimasti a secco! “E meno male che un centiniaio d’ospiti avevano la febbre altrimenti era la ressa come al mercato”, chiosa il Krogh, che festeggiava il primo Birthday di “Come me non c’è nessuno “, diario di un sogno, il suo primo libro autobiografico edito da Mursia.

Arriva o non arriva? Scende non scende dalla camera? Il suo arrivo è circondato da un alone di mistero. Come si conviene a una celebrity. Alla fine fa la sua apparizione, fra rose, orchidee e bollicine, nella hall del cinquestelle Chateau Monfort, Ljuba Rizzoli. E’ qui per autocelebrarsi in “Io Brillo”, la sua prima biografia, una vita fatta di alti, molti alti e bassi, terribili (Cairo editore).  “Devo tutto a lei…” Dice con voce squillante e la prende per mano Tiziana Sabbadini, laurea in  filologia moderna e penna brillantissima di Vanity Fair.  “Non pensavo di farcela. Sono condannata alla vita. A sopravvivere ai miei cari. Se non è questa la peggiore delle condanne”, continua Ljuba, vedova di Andrea, figlio del fondatore del Corriere della Sera, una delle donne più belle, corteggiate, invidiate del nostro tempo.

Ha vissuto senza via di mezzo. Lusso e mondanità, gioielli e casinò, fino al giorno più brutto, la sua unica figlia Isabellina, 22 anni, si lancia nel vuoto dal nono piano di un grattacielo di Montecarlo. E mentre lei vola in paradiso, per Ljuba è la discesa agli inferi. Elettrochoc e la risalita, apatica, graduale, con altre ricadute. Sono amica di Ljuba e qualche anno fa mi propose di scrivere insieme: La noia sul dondolo. “Voglio regalarti un vecchio saggio indiano”, mi disse una volta,  la vita è fatta di tutti i problemi che ti riserva ogni giorno, il nostro compito è trovarne le soluzioni. Infelice colui che alzandosi al mattino pensa di esserne esonerato. La felicità è un talento, non un oggetto”. Arriva o non arriva? Alla fine arriva anche lui, Urbano Cairo, fresco di onorificenza di Cavaliere del Lavoro.  Si siedono, chiacchierano, ammirazione reciproca, in ambiti diversi. Ancora una curiosità, un mistero non risolto della dolce vita. Che fine ha fatto quella collana di diamanti sfoggiata nella cover del libro? La caccia al ladro è ancora aperta.

Twitter @januariapiromal