IL LIBRO DI HENRY di Colin Trevorrow. Con Naomi Watts, Jacob Tremblay, Jaeden Lieberher. Usa 2017. Durata 105’. Voto 2/5 (DT)

Il dodicenne Henry è un piccolo genio. Discetta di finanza, informatica, ingegneria, psicologia e dialettica come un adulto di grande livello. Ha un fratello più piccolo un po’ meno sveglio, un’affettuosa e ritardataria mamma single, e una compagna di classe/vicina di casa probabilmente violentata dal padre. Quando all’improvviso Henry verrà colpito da un fulminante tumore al cervello, sarà la madre a portare a termine la giustizia fai da te nei confronti del padre/orco della bimba. Strano oggetto filmico diretto dall’astro nascente dell’action sci-fi Trevorrow, Il libro di Henry per un’ora staziona nella straziante umanità di un bimbo che muore tra atroci dolori, poi vira verso un cupo e convenzionale thriller con l’omicida proveniente dal buon vicinato. Solo che la mancanza di un centro gravitazionale drammaturgico forte rende sterili e poco comprensibili ogni apparizione d’attore (una bella Sarah Silverman in tenuta sboccata) o deviazione narrativa (la genialità di Henry che scompare e riappare quando ce l’eravamo dimenticata), facendo arenare il film nelle secche di un semplice, bucolico, laccato, tragico déjà-vu. I due bimbi sono già affermate star: Liberher è il protagonista principale dell’ultimo IT e Tremblay ha già primeggiato in Room di Abrahamson.

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