“Gran pezzo di merda, carabiniere, appena vedo di nuovo la mia faccia, di mio fratello, in un articolo tuo ti vengo a cercare fino a casa e ti massacro. E poi denunciami sta minchia, con le mani non c’è il carcere, pezzo di merda te lo dico già subito”. A minacciare il giornalista siciliano dell’agenzia Agi e direttore del sito di news LaSpia.it Paolo Borrometi è Francesco De Carolis, pluripregiudicato e fratello di Luciano De Carolis, condannato per essere uno degli “elementi di spicco del clan Bottaro-Attanasio di Siracusa“. Le minacce si sentono nell’audio pubblicato da Paolo Borrometi su La Spia.it in un articolo in cui venivano descritti gli affari mafiosi cittadini e i boss in libertà, fra cui proprio De Carolis, già condannato per associazione mafiosa, omicidi e droga. De Carolis nell’audio precisa a Borrometi che “il giorno in cui ti incontro giuro giuro che con due gran pugni nella faccia ti devo mandare all’ospedale. Devo perdere il nome mio – dice ancora De Carolis – se non ti prendo la mandibola e te la metto dietro. Hai capito? E non scordare di quello che ho promesso”.

Il giornalista ha ricevuto l’audio nella mattina di sabato 19 novembre e, prima di renderlo pubblico, ha denunciato tutto alle forze dell’ordine. “Nell’ultimo mese, a Siracusa,  sono esplose sei bombe ed è stata data alla fiamme l’auto del sindaco – spiega Borrometi raggiunto al telefono dal Fatto.it – C’è una situazione di grande recrudescenza criminale. Alcuni boss sono usciti dal carcere e sono tornati a delinquere. Io ho fatto un’inchiesta qualche giorno fa, in cui ho riassunto proprio questo: i boss tornati in libertà e le loro attività criminali. Due sono i più important: Francesco Toscano e Luciano De Carolis“.

Un lavoro preciso, ricco di particolari che non è piaciuto al fratello di De Carolis. “La parte più brutta di quell’audio è la parte finale, perché dimostra una totale strafottenza. Un senso di impunità che è drammatico. La sua è una sfida allo Stato. Un atteggiamento del genere, soprattutto in questo momento è pericoloso, perché è una strategia di accreditamento sociale. De Carolis ha dato un segnale in una realtà in cui c’è paura, in cui si stanno ridefinendo gli equilibri mafiosi, e di cui si parla ancora troppo poco”.

Per Borrometi non è la prima volta. Da quattro anni il giornalista siciliano vive sotto scorta, con una menomazione alla spalla derivata proprio da un’aggressione. “Il problema non sono le minacce a me in quanto Paolo Borrometi. Vorrei spersonalizzare l’accaduto. Il problema più grosso sono le minacce a chi legge gli articoli. Lo dice De Carolis stesso, quando mi intima di “non pubblicare nome e foto”. Oggi c’è una vera e propria caccia al cronista, con una drammatica delegittimazione del nostro lavoro”.