L’esito del rapporto l’8 agosto scorso era definitivo: “L’aumento delle temperature è colpa dell’uomo”. Si temeva che Donald Trump, che il 1 giugno aveva ritirato gli Usa dall’accordo sul clima salvo poi ripensarci facendo una parziale marcia indietro, non firmasse le principali conclusioni del rapporto scientifico redatto da 13 agenzie federali Usa. Invece la Casa Bianca ha dato il via libera. Nel dossier si stabilisce che il nostro pianeta sta sperimentando il periodo più caldo nella storia della civilizzazione e gli esseri umani sono la causa principale: esiti che contraddicono gran parte delle posizioni dell’Amministrazione Trump in tema di cambiamenti climatici. Posizione criticate anche da Papa Francesco.

Ma cosa dice il rapporto nello specifico? Da un lato c’è l’aumento delle temperature a livelli mai registrati negli Stati Uniti negli ultimi 1.500 anni. Dall’altro l’affermazione secca: “Quanto il clima cambierà dipende dalle emissioni nel futuro”. Come a dire: il contributo dell’uomo c’è, eccome, e molto può fare il governo. Il rapporto – pubblicato in anteprima dal New York Times in agosto – è stato completato quest’anno e rientra nel National Climate Assessment, la valutazione sul clima richiesta dal Congressoogni quattro anni.

“Le prove del cambiamento climatico sono abbondanti – si leggeva nel testo preparato dalle agenzie federali – dall’alto dell’atmosfera al profondo degli oceani”. La mano dell’uomo sarebbe stata particolarmente pesante negli ultimi 60 anni, incidendo sull’aumento delle temperature di 0.9 gradi centigradi tra il 1880 e il 2015 con un aggravarsi improvviso negli ultimi tre decenni. “Ci sono evidenze che dimostrano come le attività umane, specialmente le emissioni di gas serra, sono le principali responsabili per i cambiamenti climatici rilevati nell’era industriale – sottolinea il rapporto – Non vi sono spiegazioni alternative: i cambiamenti climatici non sono spiegabili con cicli naturali”.

Conclusioni nette e diametralmente opposte alle affermazioni di Donald Trump e diversi uomini del suo entourage, come Scott Pruitt, a capo dell’Environmental Protection Agency, che più volte ha messo in dubbio il cambiamento climatico. E, secondo alcuni scienziati, anche il ministero dell’Agricoltura avrebbe suggerito ai propri dirigenti di non usare “cambiamento climatico”, preferendo parlare del di “situazioni metereologiche estreme”.