Hanno segato le sbarre della cella  e con le lenzuola si sono calati fuori dal carcere. È una fuga da film quella compiuta questa notte da tre detenuti del penitenziario dell’isola di Favignana, in Sicilia. Poco dopo le 2 e 30 della notte sono saliti sul tetto del reparto dopo aver segato le sbarre della cella. Poi con delle lenzuola legate a mò di fune si sono lanciati sul muro di cinta. Quindi, sempre con le stesse lenzuola, si sono calati sulla strada: da quel momento si sono volatilizzati. Carabinieri, polizia e guardia di finanza – oltre che un elicottero del Sar di Birgi – dall’alba stanno setacciando l’isola, oltre che l’intera provincia di Trapani. Sono stati istituiti numerosi posti di blocco. L’allarme per la fuga è scattato circa quattro ore dopo l’evasione. Il dipartimento di amministrazione penitenziaria, però, ha motivo di ritenere che i tre hanno già raggiunto la terraferma.

I tre detenuti, tra l’altro, hanno storie criminali robuste e tra loro c’è anche un ergastolano. Si tratta di Mario Avolese, 64 anni di Pachino (Siracusa), condannato per aver ucciso nel 2002  Sebastiano Di Rosa, 24 anni: una vendetta nei confronti del fratello della vittima, Salvatore, che gli avrebbe insidiato la moglie. La Cassazione ha confermato le condanne a 25 anni di reclusione per il figlio di Avolese, Giuseppe, all’ergastolo per Adriano, altro figlio di Mario, e a 30 anni per Dino Lentinello. Secondo le indagini della polizia la vittima fu picchiata selvaggiamente con pugni, calci e colpi di bastone. Il corpo venne gettato in un appezzamento di terreno e dato alle fiamme.

Giuseppe Scardino, 41 anni, deve scontare una pena di oltre 15 anni di reclusione per una serie di rapine violente e per il tentativo di omicidio di un poliziotto a Scoglitti, frazione di Vittoria , in provincia di Ragusa: reati compiuti tra il 2006 e il 2007. Il suo periodo di carcerazione scade nel 2032. Scardino era stato complice di Massimo Mangione, 37 anni, condannato a 12 e 8 mesi: si tratta del terzo evaso, che partecipò alle rapine in cui venne ferita una donna per sfuggire a due poliziotti che l’avevano riconosciuto. Mangione tentò di uccidere un poliziotto sparandogli un colpo di pistola alla tempia ma la pistola s’inceppò: la sua pena doveva scadere nel 2037.  Renato Persico, direttore del carcere di Trapani e responsabile anche della struttura di massima sicurezza di Favignana, spiega che il penitenziario non ha vigilanza sul muro di cinta. Attualmente sono ospitati 46 detenuti, tutti al secondo piano del carcere; il primo non è in funzione.

“Quando accaduto è un evento irresponsabile e gravissimo, per il quale sono già in corso le operazioni di polizia dei nostri agenti per la cattura degli evasi. Nei primi sei mesi del 2017 si sono verificate nelle carceri italiane 6 evasioni da istituti penitenziari, 17 da permessi premio e di necessità, 11 da lavoro all’esterno, 11 da semilibertà e 21 mancati rientri di internati”, spiega Donato Capece, segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria Sappe. “La sicurezza interna delle carceri – aggiunge – è stata annientata da provvedimenti scellerati”.

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