E’ iniziato il processo per la morte di Marco Vannini. Il ragazzo ha subito un colpo da arma da fuoco mentre si trovava nell’abitazione della casa della fidanzata. In quella casa c’era, al momento del fatto, un sacco di gente: oltre alla sua ragazza, i genitori di lei, il fratello della fidanzata e la compagna di quest’ultimo. Tutti erano stati rinviati a giudizio con l’accusa di omicidio, tranne la giovane ragazza del figlio dei Ciontoli, la famiglia della fidanzata della vittima.

Per l’accusa, dunque, l’intera famiglia – padre, madre, fidanzata di Marco e figlio – sarebbe colpevole di questa incredibile morte. Le deposizioni degli accusati sono confliggenti e impediscono una ricostruzione che abbia un minimo di logica. Non da meno sono le registrazioni delle due chiamate al 118 che, dapprima hanno riferito di una crisi di panico di Marco e poi di una sua scivolata nella vasca da bagno che avrebbe causato un impatto contro un pettine che gli avrebbe procurato un “piccolo buchino”.

Ma in sottofondo, durante il racconto telefonico del fatto, gli operatori del 118 sentivano il giovane lamentarsi e urlare, il che rendeva difficile da ipotizzare la versione dell’incidente domestico. Dopo una serie di interrogatori, il padre Ciontoli ha fornito un’altra versione: lo stesso Ciontoli sarebbe entrato in bagno mentre Marco era nella vasca per lavarsi. Motivo del suo ingresso nel bagno sarebbe stato quello di voler mostrare le pistole in suo possesso al fidanzato della figlia ed in quell’occasione sarebbe inavvertitamente partito un colpo che avrebbe raggiunto Vannini alla spalla, ovviamente mentre tutta la famiglia e la ragazza del figlio erano altrove, nelle altre stanze della casa.

Inutile sottolineare l’anomalia di una simile mancanza di “sensibilità” di un padre che “si permette” di entrare in bagno mentre il ragazzo della figlia, ventenne, è nudo nella vasca. E in questa condizione decide di giocare con la sua pistola.

Sarà assai complesso per la Corte di Assise risolvere il caso: le prove a disposizione non consentono infatti di dare alcuna possibilità di comprendere i diversi ruoli dei presenti in quella casa. E’ piuttosto intuitivo che le alternative sono poche. Se Ciontoli (ammettendo che abbia sferrato lui il colpo di pistola) giocando con l’arma ha realmente e inavvertitamente colpito Marco, è difficile immaginare una partecipazione degli altri famigliari al tragico fatto, se non attribuendo loro una qualche forma di favoreggiamento scaturito nelle maldestre telefonate al 118 e causando il ritardo nei soccorsi.

Magari colti da panico oppure nella speranza che l’evento non fosse così grave. In questo caso, lo stesso Ciontoli potrebbe vedere derubricato il fatto da omicidio doloso (seppure con il dolo eventuale) in omicidio colposo con colpa cosciente. Diversamente, qualora i quattro presenti, esclusa la fidanzata del figlio, già non accusata dell’omicidio, dovessero continuare ad essere sospettati di omicidio, si deve ipotizzare che, oltre a colui che ha sparato, anche gli altri volesse uccidere ma il killer abbia usato impropriamente l’arma, colpendo la povera vittima solamente alla spalla. In questo caso cadrebbe il dolo eventuale e si dovrebbe parlare di omicidio volontario “pieno” in concorso.

Ma c’è una terza possibilità e cioè che a sparare non sia stato il padre Ciontoli ma qualcun altro ed il padre, con la sua confessione, seppure ritardata, stia coprendo uno degli altri presenti. Ma anche in questo caso andrebbero rivisti i ruoli dei singoli e, conseguentemente, le loro responsabilità. E’ evidente che i giudici non possono interpretare i fatti a loro piacimento ma debbono solamente far parlare le prove. Da quanto emerso l’unico dato certo è il colpo alla spalla e questo può portare a pensare all’incidente e, contestualmente, all’assenza di responsabilità in coloro che a quel terribile gioco non hanno partecipato.

Al di là della complessa ricostruzione va evidenziata una circostanza costante delle morti all’interno delle mura domestiche e cioè la quasi impossibilità di arrivare a una ricostruzione veramente affidabile. E’ così anche per la morte di Sarah Scazzi e, nonostante le apparenti prove inconfutabili, per la strage di Erba. La casa è un mondo imperscrutabile; le deposizioni dei presenti sono sempre confuse, reticenti, di copertura e contraddittorie. Il dramma della giustizia è quello di dover giungere, prima o dopo, a una conclusione e questo porta, assai spesso, il giudicante a scegliere una ricostruzione che spiega poco e lascia forti dubbi.

Se tutti i componenti della famiglia Ciontoli saranno condannati è facile immaginare come il padre continuerà a rivendicare la propria esclusiva responsabilità e la moglie ed i giovani figli saranno visti come vittime della giustizia ingiusta. Per quanto sia confusa e per certi versi non credibile, la confessione del Ciontoli non può non rappresentare un dato da cui partire e questo, unitamente al colpo alla spalla, potrebbe realmente escludere la responsabilità degli altri famigliari dall’accusa di omicidio.