Non più Lega Nord ma soltanto Lega. Matteo Salvini toglie i punti cardinali dal simbolo del Carroccio. E a partire dalle prossime elezioni politiche punta a presentare un unico simbolo in tutta Italia. “Che la Lega si chiamerà Lega senza riferimento al Nord nel simbolo elettorale mi sembra chiaro da mesi, non è un mistero”, ha detto il segretario alla fine della riunione del consiglio federale in via Bellerio. Un vertice che i governatori Roberto Maroni e Luca Zaia hanno lasciato in anticipo di tre quarti d’ora per impegni istituzionali, dopo la discussione sull’esito dei referendum di Lombardia e Veneto

La riunione del consiglio federale è servita anche per tagliare formalmente la parola Nord dal simbolo. “La Lega ha ambizioni di governo a livello nazionale, e avrà un unico simbolo a livello nazionale. Si presenterà come Lega, in tutti i collegi e in tutte le città d’Italia: su questo l’intero Consiglio federale è assolutamente concorde“, ha detto Salvini alla fine dell’incontro con i vertici del Carroccio. A chi gli aveva chiesto se il partito sia allineato su questa decisione, Salvini ha risposto: “Assolutamente sì“. Resta da capire che fine farà Noi con Salvini, il movimento creato tre anni fa per fare da costola meridionale della Lega: continuerà a presentare le proprie liste alle elezioni locali in Sud Italia, come farà alle prossime regionali in Sicilia? O sarà assorbito interamente nella nuova versione unitaria del Carroccio? Passaggi che evidentemente sono ancora tutti da valutare. È un fatto che fino ad oggi Noi con Salvini non abbia certo sfondato alle varie consultazioni alle quali ha partecipato.

Il vertice odierno del Carroccio ha affrontato anche il tema del dialogo col governo centrale di Lombardia e Veneto dopo i referendum sull’autonomia dello scorso 22 ottobre. “Tra Zaia e Maroni c’è assolutamente concordia su come trattare col governo centrale per portare a casa una buona politica”, ha detto Salvini, sottolineando di non voler interferire sulle modalità con cui le due Regioni negozieranno più competenze con Roma.  “Questa è una trattativa istituzionale – ha spiegato il leader del Carroccio – la Lega fa un passo indietro. I veneti e i lombardi hanno dato mandato a Zaia e Maroni, quindi il segretario della Lega non mette becco sui poteri, i soldi, le competenze, i tempi. A me basta che abbiano concordato loro come dare conseguenza al lavoro e passare dalle parole ai fatti”.