Dopo un mese di proteste, blocchi stradali e contestazioni alle istituzioni ritenute colpevoli di aver “autorizzato l’apertura di un centro di accoglienza senza aver informato con congruo anticipo i residenti”, ora il gruppo di “cittadini esasperati” di Multedo, quartiere operaio del ponente genovese, sembra aver cambiato linea. “Rifiutiamo qualsiasi strumentalizzazione politica della nostra protesta, non siamo razzisti e diamo il benvenuto ai migranti. La fiaccolata ha l’intento di illuminare le istituzioni perché non si dimentichino il nostro quartiere: vogliamo un asilo, non vogliamo diventare un quartiere dormitorio” così gli organizzatori della protesta, che ora sembra rifiutare qualsiasi attacco diretto ai dodici richiedenti asilo e a chi gestisce la struttura. Ascoltando i partecipanti alla fiaccolata, il concetto viene ribadito più volte: “Non siamo razzisti né tanto meno fascisti, abbiamo rifiutato la solidarietà di Casa Pound, vogliamo solo un quartiere migliore dove, anche per i migranti, possano esserci più possibilità”. Dopo essersi dissociati dalle aggressioni e dalle minacce subite in questi giorni dal sacerdote e dagli operatori dell’ufficio diocesano Migrantes che gestisce il centro per conto della Prefettura, la rabbia dei residenti sembrerebbe essersi dirottata verso le istituzioni, ritenute colpevoli di aver abbandonato il quartiere. “Per farci digerire questa decisione calata dall’alto, il sindaco è venuto a prometterci sette milioni di riqualificazione: non ce ne dimenticheremo”. Negli anni, alcuni abitanti del quartiere si erano mobilitati contro i miasmi del Porto Petroli, contro lo svincolo autostradale che attraversa il quartiere e per lo spostamento di due grossi stabilimenti petrolchimici. Mai nessuno li aveva ascoltati. La piscina comunale è stata chiusa sei anni fa “perché il Comune non aveva 87.500 euro necessari alla manutenzione”. “Evidentemente fa più notizia la contrapposizione ai migranti, ma la verità è che noi siamo stati completamente abbandonati dalla politica, e dopo 40 anni di servitù, siamo stanchi di subire”.  Per i militanti che, anche ieri, hanno organizzato un presidio antirazzista, questa protesta è mossa da “frange razziste che sperano di ottenere qualche voto dirottando la rabbia sociale contro i più deboli. Ci sembra si nascondano dietro il dito, ma se davvero di avessero nulla contro i migranti, saremo con loro in prima linea nella lotta per la riqualificazione del quartiere a pretendere i soldi che ora il Sindaco ha promesso al quartiere”

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