“Ripristinare la legalità, tornare alla normalità, continuare il rilancio dell’economia e celebrare nuove elezioni“. Quattro obiettivi da perseguire con una sola mossa: il commissariamento della Catalogna. Parola di Rajoy. A cui ha fatto seguito la reazione del Pdecat, partito del presidente catalano Puigdemont: “Le misure annunciate sono un colpo di stato contro il popolo catalano”. Lo scontro, insomma, è ben lungi dall’essersi concluso. Anche perché Podemos si è schierata al fianco del Pdecat, sottolineando di essere”sotto shock” davanti alla “sospensione della democrazia non solo in Catalogna ma anche in Spagna“.

Le parole di Rajoy: “Referendum fatto per cercare lo scontro”- Mariano Rajoy si è presentato nella sala stampa della Moncloa con 15 minuti di ritardo rispetto all’orario prestabilito per la conferenza con cui il premier doveva annunciare la decisione ufficiale presa da Madrid per risolvere la grana catalana. L’attesa, però, è stata l’unica vera sorpresa, visto che il governo di Madrid ha rispettato alla lettera quanto previsto dalla Costituzione iberica. “Il governo ha dovuto applicare l’articolo 155 della Costituzionale, anche se non era un nostro desiderio” ha detto Rajoy al termine del consiglio dei ministri straordinario, sottolineando che referendum indipendentista è stato “un processo unilaterale e contrario alla legge e che ha cercato lo scontro”. Ripercorrendo le tappe dello scontro con Barcellona, il primo ministro ha ricordato come “il governo spagnolo l’11 ottobre ha presentato una richiesta alla Generalitat di rispondere se era stata dichiarata l’indipendenza. Il governo poteva farlo prima, ma abbiamo deciso di agire con prudenza, responsabilità, cercando di produrre una rettifica, ma questa cosa che non è successa. Qualcuno – ha sottolineato Rajoy – potrebbe pensare che quello che volevano alcuni era arrivare all’applicazione dell’art. 155″. E così è stato.

La strada tracciata da Rajoy è ben delineata: con queste iniziative “non si sospende l’autonomia né l’autogoverno della Catalogna – ha detto – ma si sospendono le persone che hanno messo la Catalogna fuori dalla legge”. Tradotto: destituzione del governo. Il governo di Madrid, quindi, ha deciso di proporre al Senato la rimozione del presidente della Generalitat Carles Puigdemont, del vice presidente Oriol Junqueras e degli altri consiglieri, cioè degli altri membri del governo regionale. Il Senato spagnolo dovrebbe riunirsi venerdì 27 ottobre per votare queste misure adottate dal Consiglio dei ministri. Con la destituzione del governo catalano, l’esercizio delle funzioni ricadrà nella competenza di autorità che verranno indicate dal governo centrale. Madrid, inoltre, prevede di prendere il controllo anche dei Mossos d’Esquadra, la polizia regionale catalana, e della Radio-Tv pubblica (Tv3 e Radio Catalunya). L’applicazione dell’articolo 155, del resto, implica che il governo centrale, o l’organo che designerà, può nominare i responsabili dei media per garantire un’informazione vera e rispettosa del pluralismo politico.

E poi? “La mia volontà è di andare a elezioni il prima possibile, non appena sarà ripristinata la normalità istituzionale – ha annunciato il primo ministro – Lo vuole la maggioranza, dobbiamo aprire una nuova fase”. Il capo del governo ha poi sottolineato le prime, immediate conseguenze della decisione di Barcellona: “Gli ultimi dati dell’economia in Catalogna sono preoccupanti – ha spiegato – Le sedi sociali delle aziende hanno traslocato, più di mille aziende, le aziende più grandi che danno lavoro, hanno lasciato. C’è stato un disincentivo degli investimenti e un crollo del turismo”. Per Rajoy, poi, “un altro problema è la contrazione del credito, si produrrebbe un’inflazione sproporzionata che porterebbe ad un impoverimento dell’economia catalana pari al 25-30 per cento del pil che darebbe luogo a una congiuntura insostenibile. Inoltre la Catalogna uscirebbe dall’Ue e dall’organizzazione internazionale per il commercio”.

La reazione della Generalitat di Barcellona: “Colpo di Stato” – Le misure annunciate oggi contro la Catalogna dal governo di Madrid “sanno di franchismo, è un ritorno al 1975″ (anno della morte del dittatore Francisco Franco, ndr) ha accusato il parlamentare del Pdecat, il partito del presidente Carles Puigdemont, Josep LluisCleries. La leader di Erc, il partito del vicepresidente Oriol Junqueras, Marta Rovira, ha invece denunciato a sua volta un “colpo di stato” del governo di Madrid contro “la maggioranza legale e democratica” eletta dai cittadini catalani. La coordinatrice del Pdecat Marta Pascal ha definito le decisioni di Rajoy come “il peggior attacco da secoli” al popolo catalano: “Dicono che non vogliono l’indipendenza, ma sono loro che oggi si sono resi indipendenti dal popolo della Catalogna con il peggior attacco da secoli” ha scritto su Twitter. Il presidente catalano Carles Puigdemont, dal canto suo, farà un intervento alle 21. Alle 17 sarà in piazza a Barcellona per la manifestazione convocata delle organizzazioni della società civile indipendentista. La sua presenza nel parlamento catalano, invece, è prevista tra martedì e giovedì: in questa occasione potrà esporre le sue accuse contro le misure decise dal governo di Madrid. “Davanti al totalitarismo, oggi più che mai, difendiamo la democrazia e i diritti politici e civili. Ci incontreremo!” ha scritto invece su Twitter il vice presidente della Catalogna, Oriol Junqueras, invitando a scendere in piazza nella protesta odierna per chiedere la scarcerazione dei due leader indipendentisti Jordi Sanchez di Asamblea nacional catalana (Anc) e Jordi Cuixart di Omnium Cultural.

Il documento del governo di Madrid: “Disobbedienza ribella” – La decisione di Madrid è stata anticipata dalla diffusione di un documento di 11 pagine in cui la Generalitat è accusata esser stata protagonista di una “disobbedienza ribelle, sistematica e consapevole”. Per questo il governo di Madrid ha applicato l’articolo 155 della Costituzione. Perché a sentire Madrid era a rischio la “convivenza” e la “crescita economica” della regione. L’obiettivo dell’applicazione dell’articolo 155, si spiega, è quello di “ripristinare la legalità costituzionale e statutaria, assicurare la neutralità istituzionale, mantenere il benessere sociale e la crescita economica e assicurare i diritti e le libertà di tutti i catalani”. La riunione straordinaria del Consiglio dei ministri spagnolo si è conclusa poco dopo le 12.15. Il governo invierà oggi stesso le decisioni al Senato affinché si avvii l’iter perché possano essere votate dalla plenaria venerdì 27 ottobre.

Cosa prevede l’articolo 155 della Costituzione spagnola – Prima di oggi, la legge in questione presente nella Carta costituzionale iberica non era mai stato applicato. La norma recita testualmente: “Se una Comunità Autonoma non compie gli obblighi che le impongono la Costituzione o altre leggi, o agisce in forma che attenti gravemente all’interesse generale della Spagna, il Governo dopo avere interpellato al Presidente della Comunità Autonoma e nel caso in cui non ne conseguano risultati, con l’approvazione a maggioranza assoluta del Senato, potrà adottare le misure necessarie per poterla obbligare al compimento forzoso di tali obblighi o per la protezione dell’interesse generale. Per l’esecuzione delle misure previste nel precedente capoverso il Governo potrà dare istruzioni a tutte le autorità delle Comunità Autonome“. Secondo la stampa spagnola con l’attivazione dell’articolo 155 della costituzione, il governo spagnolo potrebbe decidere la destituzione di parte o di tutto l’esecutivo catalano del presidente Carles Puigdemont. El Pais, in particolare, scrive che sul tavolo del consiglio dei ministri ci sono due opzioni: la sostituzione del presidente Puigdemont e dei ministri dell’economia e degli interni, o di tutto l’esecutivo.

Media e sondaggi: cosa pensa il popolo catalano – Secondo un sondaggio Gesop pubblicato da El Periodico il 68,6% dei catalani è favorevole alla convocazione di elezioni per uscire dall’attuale crisi istituzionale, mentre il 66,5% è contro un commissariamento della regione da parte di Madrid con l’attivazione dell’art.155. Alla domanda su che cosa dovrebbe fare ora il presidente Carles Puigdemont, il 29,3% risponde chiedendo la proclamazione immediata dell’indipendenza, il 24,8% la rinuncia all’indipendenza e il 36,5% un ritorno alle urne per evitare il commissariamento.