Il testo della legge elettorale trasmesso al Senato è diverso da quello approvato dalla Camera. La questione dell’errore nel testo del Rosatellum, sollevata per primo da Alfredo D’Attorre dell’Mdp e poi dal Fatto Quotidiano nei giorni scorsi, arriva ora sulla scrivania del presidente del Senato Piero Grasso dopo che il Movimento Cinque Stelle – con il capogruppo a Montecitorio Simone Valente – ha scritto una lettera ai due presidenti delle Camere. “Il testo del Rosatellum pubblicato sul sito del Senato – scrive Valente – contiene una modifica sostanziale rispetto al testo approvato dalla Camera: all’articolo 1, il richiamo ‘di cui al comma 5’ è diventato ‘di cui al comma 6′”. Il M5s sottolinea che, secondo il regolamento del Senato, la correzione dell’errore andrebbe fatta attraverso emendamenti ad hoc in Aula. Mentre Boldrini, modificando il testo, viola il regolamento della Camera produce una “menomazione della sfera di attribuzioni costituzionalmente protette del Senato”. Una contestazione alla quale la presidente della Camera ha risposto spiegando che i “rilievi non sono fondati” e che le regole in sostanza sono state rispettate.

M5s: “Correzione autentica, non coordinamento”
Ci sono errori di due tipi, ricordano i Cinquestelle: per il primo, gli errori di forma, la correzione necessaria avviene con una votazione subito prima del voto finale; per il secondo esiste il cosiddetto “coordinamento formale”, cioè quello tra il testo della commissione e quello uscito dalle modifiche dell’Aula. Ma quest’ultimo non è il caso sollevato per la riforma elettorale:  “La modifica apportata non può essere ricondotta a quella di coordinamento formale, anche perché l’errore che (Boldrini, ndr) ha indebitamente corretto non solo era già contenuto nel testo approvato dalla Commissione ma, addirittura, era già contenuto nell’emendamento” firmato da Francesco Paolo Sisto (Forza Italia). “Come si capisce, dunque, l’errore contenuto nel testo di legge non deriva dalla necessità di coordinare il testo con gli emendamenti approvati, né in Aula, né in Commissione” conclude Valente. Da qui, l’invito del M5s a Boldrini “ad inoltrare al Presidente del Senato il testo così come votato dall’Aula, rettificando la Sua precedente trasmissione del medesimo”.

Il ripescaggio dei parlamentari
Ma cosa c’è in quell’articolo corretto dagli uffici della Camera senza votazioni dell’assemblea? Lo ha spiegato Marco Palombi sul Fatto di tre giorni fa: al capoverso 28 dell’articolo 1 della legge i commi 6 e 7 indicano due modi diversi di assegnare i seggi a una lista che abbia esaurito tutti i candidati in un collegio plurinominale. Quindi serve un modo come “recuperare” i parlamentari ai quali un partito ha diritto. Un esempio “storico” nel suo piccolo è quello di Forza Italia che nel 2001 “perse” 11 deputati a cui aveva diritto e così la Camera non ebbe mai il plenum di 630. Il Rosatellum di modi di “ripescaggio”, però, ne indicava due: il comma 6 diceva che la lista “recupera” il suo eletto tra i candidati nei collegi maggioritari che non hanno vinto; il comma 7 prescriveva invece che l’eletto “passasse” alle liste coalizzate nella stessa circoscrizione. Così i partiti di maggioranza hanno fatto pressione sulla presidente Boldrini e i due commi sono stati “trasformati” come sequenziali: se non basta il comma 6, scatta il 7.

Boldrini: “Rilievi non fondati”
Nella sua risposta scritta la presidente Boldrini definisce come “non fondati” i rilievi regolamentari sollevati dal M5s. La presidente sottolinea che l’articolo 90 del Regolamento prevede che l’Assemblea “può, se occorre, autorizzare il Presidente al coordinamento formale del testo approvato”. “Una norma che – prosegue Boldrini – consente di poter applicare al testo le correzioni necessarie a sanare errori materiali e lessicali, incongruenze o disarmonie quando non sussista alcun ragionevole dubbio sul significato normativo che il legislatore intendeva attribuire al testo approvato”. La legittimità di queste operazioni è riconosciuta, aggiunge la presidenza di Montecitorio, anche dalla giurisprudenza della Corte costituzionale. “A questi criteri e limiti dunque – conclude Boldrini – la Presidenza, a ciò autorizzata dall’Assemblea prima del voto finale della legge elettorale nella seduta di giovedì 12 ottobre, si è attenuta nel caso in specie”.

M5s: “Filippica che non chiarisce niente”
Una replica che non convince i Cinquestelle che sottolineano che la “lettera-filippica di 4 pagine” della presidente Boldrini cita “una procedura diversa da quella che ha usato”. “È come se un automobilista che passa col rosso si giustificasse invocando il codice della navigazione” afferma il capogruppo Valente. “Non solo il Governo ha posto la fiducia, forzando, se non violando, l’ultimo comma dell’art. 72 della Carta, ma ora ci si mette anche il Presidente della Camera a sbianchettare una legge passata così al Senato con un testo diverso, senza che nessuno dica nulla, neanche si fosse in una Repubblica delle banane”.