Come i pedoni, si muove sul marciapiede. Come i corrieri, consegna pacchi. Come l’uomo, riconosce i semafori, le strisce pedonali. Obbedisce ai vigili. E’ intelligente (ma di un’intelligenza artificiale), è agile e non inquina. Ma diversamente dagli esseri umani, non parla. Perché è un robot. Su due ruote. Si chiama Yape ed è la risposta innovativa alla domanda di spedizioni in ambito cittadino. Il cosiddetto urban delivery. Cremona è la prima città, a livello mondiale a sperimentare la novità realizzata dalla e-Novia spa, grazie ad un team di 70 ingegneri, in collaborazione con il Polo tecnologico di Cremona. Poi le sperimentazioni a Milano e gli Stati Uniti. Yape, con il suo motore elettrico, ha una autonomia di 80 chilometri, può portare pacchi fino a 70 chili di peso, vede gli ostacoli (cantieri, buche, incidenti e traffico) grazie a sensori, videocamere e laser, disponendo di una rappresentazione aumentata della realtà. Tramite un’app il cliente lo chiama sotto casa per affidargli il pacchetto, indica indirizzo di consegna e al resto ci pensa Yape. Tramite il riconoscimento facciale il destinatario sarà abilitato alla apertura del vano. Ma se Yape si ribalta? Il sistema montato sul robot è in grado di segnalare ogni anomalia. Dice Vincenzo Russi, amministratore delegato di e-Novia: “Possiamo prendere il controllo del robot in qualunque momento, e ciò garantisce all’operatore da remoto di intervenire in qualsiasi istante”. Il robot toglierà posti di lavoro? “O li darà?”, afferma il sindaco di Cremona Gianluca Galimberti. “Perché non c’è solo parte ingegneristica, ma anche quella relativa alla gestione”.

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