Si sente male. Inizia a vomitare sangue. Cade a terra. Qualcuno chiama i soccorsi, ma dal servizio di emergenza del 118 rispondono che non ci sono ambulanze. Ora una indagine interna dimostra che di mezzi immediatamente disponibili quella sera ce n’erano ben due. I soccorsi sarebbero, dunque, potuti arrivare subito, e non dopo oltre 30 minuti come accadde. Se le cose fossero andate così, Mario D’Aiello, affetto da talassemia, oggi forse sarebbe ancora vivo. Ora quattro infermieri e un medico dell’ospedale Cardarelli, riporta Il Mattino, rischiano il licenziamento. E’ il secondo episodio in pochi giorni a gettare ombre sulla sanità partenopea: il 16 agosto Antonio Scafuri, 23 anni, era morto dopo quattro ore di attesa in codice rosso nell’ospedale Loreto Mare dove era arrivato a causa delle gravi ferite riportate in un incidente stradale avvenuto a Ercolano.

E’ la sera del 3 agosto. D’Aiello aspetta un amico alla Stazione Centrale di Napoli, quando si sente male. Le persone che sono lì chiamano il 118: per l’operatore è un codice giallo, urgenza ma non emergenza, ma non ci sono ambulanze disponibili. D’Aiello è malato di talassemia, comincia a vomitare sangue. Qualcuno compone di nuovo il numero del 118: la valutazione dell’operatore non cambia, il codice resta giallo.

Ora, riporta il quotidiano partenopeo, la commissione interna chiesta dal presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca all’indomani della tragedia ha ricostruito e fatto luce sull’accaduto: dalle indagini condotte da Ciro Galano, responsabile della Centrale operativa 118, è emerso che due ambulanze – una a Scampìa e un’altra alla postazione Crispi – erano disponibili e avrebbero potuto aiutare in tempo l’uomo, soccorso invece venti minuti dopo la seconda chiamata.

Galano ha fatto sapere di “aver avviato il procedimento disciplinare nei confronti dei quattro operatori presenti alla centrale operativa del 118 durante l’accaduto, ma di aver anche intimato al presidente della Croce Rossa di sospendere temporaneamente il medico di turno”. Entro 120 giorni sono attese le decisioni definitive. “Non so se quell’uomo si sarebbe potuto salvare – ha detto ancora il responsabile della Centrale operativa – ma dovevano dargli una possibilità. Sono avvilito. Quello che è accaduto è imperdonabile”.

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