Per la prima delle agenzie di stampa la procura “va verso” la richiesta di archiviazione della posizione di Pier Luigi B0schi. Secondo una smentita che gli stessi giudici hanno affidato – informalmente – ad un’altra agenzia, però, la posizione del padre dell’attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio sarebbe ancora da esaminare. E quindi Boschi senior potrebbe sia vedere archiviate le accuse nei suoi confronti, ma anche finire oggetto di una richiesta di rinvio a giudizio: due ipotesi che attualmente hanno le stesse probabilità di concretizzarsi. Di sicuro c’è che il padre dell’ex ministro delle Riforme è ancora indagato per bancarotta dalla procura di Arezzo.

A diffondere la notizia di una possibile imminente archiviazione è l’Ansa con un lancio battuto alle 18 e 14.  L’agenzia accredita a “fonti vicine alla procura” la notizia di un’imminente chiusura dell’inchiesta su Boschi senior senza alcuna richiesta di processo. Il filone in cui è coinvolto Boschi riguarda la liquidazione di circa 700 mila euro concessa all’ex direttore generale dell’istituto bancario aretino, Luca Bronchi. La liquidazione era stata approvata dall’ultimo cda guidato da Lorenzo Rosi, di cui faceva parte come consigliere Pierluigi Boschi.

Secondo l’agenzia Ap, invece, i magistrati della procura di Arezzo  devono ancora esaminare il filone dell’inchiesta in cui è coinvolto il padre di Maria Elena Boschi. Anche in questo caso non si tratta di una replica ufficiale, ma proveniente da “fonti della procura aretina”, che smentiscono le indiscrezioni di stampa in cui la richiesta di archiviazione per Boschi senior viene considerata come imminente. Insomma le due agenzie danno due versioni diverse delle intenzioni della procura toscana. Solo su un particolare Ansa e Ap concordano: Boschi senior è ancora indagato. E formalmente non esiste ancora alcuna richiesta di archiviazione e neanche di rinvio a giudizio.

Già nel marzo scorso si era diffusa la notizia di una imminente chiusura dell’indagine sul il padre dell’ex ministro. Era stato quando la figlia dalle poltrone di Porta a Porta aveva dichiarato: “Nessuno ha dato grande risalto alla notizia che mio padre è fuori da quell’inchiesta per bancarotta fraudolenta“. Pochi giorni prima infatti il nome di Boschi senior era stato escluso dalla richiesta di rinvio a giudizio formulata a carico di 21 persone , e cioè i vertici degli ultimi due cda di Banca Etruria tra cui l’ex presidente Giuseppe Fornasari e l’ex direttore generale Luca Bronchi. Esclusione che aveva spinto a ritenere archiviata la sua posizione. In realtà il padre dell’ex ministro era ancora indagato.

La sua posizione era stata esclusa dal filone principale, chiuso a dicembre 2016, perché seppure vicepresidente per otto mesi della banca, non aveva deleghe specifiche e quindi non era stato ritenuto responsabile della presunta elargizione ingiustificata di 180 milioni di euro, quella appunto oggetto dei recenti rinvii a giudizio. Di fatto Boschi non è mai stato indagato per la concessione dei finanziamenti risultati poi inesigibili, seppure sia stato consigliere di amministrazione già dal 2012. Sin da dicembre 2015, cioè dall’apertura dei fascicoli sul crac della popolare aretina, Pier Luigi Boschi è stato iscritto nel registro con l’accusa di bancarotta fraudolenta in merito alla liquidazione concessa all’ex dg Bronchi. Accusa che pesa ancora sul suo capo. In attesa che i magistrati la esaminino e decidano cosa fare.

Aggiornamento del 24 febbraio 2019

Il gip di Arezzo ha archiviato la posizione di Pierluigi Boschi dall’accusa di falso in prospetto, nell’ambito di uno dei filoni dell’inchiesta della procura di Arezzo su Banca Etruria

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