Ho conosciuto Andrea Bartoli e Florinda Saieva a Gela, lo scorso dicembre, e mi hanno raccontato la loro storia straordinaria. A Favara, un luogo nel quale nessun turista arrivava, neanche per sbaglio, hanno restaurato alcune case del fatiscente centro storico e hanno iniziato a invitare artisti di tutte le discipline, allestire mostre, installazioni, decorare i muri esterni delle case dal marciapiede al tetto, inventare cartelli stradali, oggetti, giochi visivi e sonori. Una festa. Ma anche una capacità titanica di far arrivare da tutto il mondo artisti disposti a passare dieci giorni a Favara per scoprirla. Scoprire che? Non c’era niente!

Fattostà che nasce il Farm Cultural parkE con la loro elegante cortesia e ospitalità sono riusciti poi a far arrivare anche un’orda di giornalisti fin dal Giappone, che chissà come si erano convinti che non potevano assolutamente perdere l’occasione di raccontare l’incredibile stupore che ti coglie quando arrivi a Favara. Miracoli dell’immaginazione al potere.

Non so quale stupenda dote di fascinazione possiedano queste due persone. E c’è gente che prende tre aerei e poi si fa un pezzo in macchina, per arrivare lì a chiacchierare con loro, gustando delizie siciliane. Non un successo. Di più. Una cosa da 120mila persone all’anno. Più del Teatro Greco di Taormina. Florinda e Andrea hanno finanziato l’impresa di tasca loro. Hanno anche creato una teoria che spiega che l’arte può essere il motore della rinascita culturale ed economica, fondare una socialità solidale, creare armonia e passione. L’arte come medicina per i territori, come arco di volta di una diversa idea di sviluppo.

E hanno vinto la scommessa perché intorno alla loro iniziativa si sono mossi altri, aprendo spazi per l’ospitalità, negozi, ristoranti. Hanno mosso un indotto che un recente studio conteggia in 20 milioni di euro di aumento del Pil locale. Roba che Gentiloni dovrebbe andarli a trovare e dargli 4 o 5 titoli da cavaliere e da commendatore. A testa. Invece, recentemente si sono trovati di fronte ad accuse di abusi edilizi, per una tensostruttura e alla richiesta di demolire alcune installazioni artistiche.

Coraggio amici! Diteci quando è il momento e veniamo giù almeno in 300, reduci degli anni Settanta che una molotov siamo ancora in grado di lanciala nonostante l’età. Facciamo come i 300 spartani, ci piazziamo all’ingresso di Favara, sulla statale, e devono venire con i caccia bombardieri per spostarci perché fino ai carri armati reggiamo.

E ci veniamo con doppio entusiasmo visto che anche qua ci hanno fatto vedere i sorci verdi arrivando addirittura a ordinare l’immediata cancellazione di tutti i dipinti della Libera Università di Alcatraz, tra i quali un murales di mio padre sulla vita di San Francesco di 10 metri x 3.

Il motivo era che il piano regolatore prevede che i muri esterni delle costruzioni sia tutti, invariabilmente, assolutamente, a tinta unita. Se sopra una casetta ecologica nel bosco ci dipingi un bosco è reato perseguibile. Per fortuna, il sindaco Stirati di Gubbio ha avuto pietà di noi e della logica e ha trovato la soluzione: siamo diventati Museo Parco artistico. E adesso possiamo addirittura dipingere tutti i sassolini uno per uno e non è più contro il piano regolatore. E ora stiamo ottenendo la stessa classificazione dal comune di Perugia (Alcatraz è situata a cavallo tra i terreni di Perugia e Gubbio: doppio comune doppio iter burocratico).

Quindi, resistete! I sindaci cadono, le classificazioni cambiano e l’arte resiste. Perché l’Italia ha bisogno di passione e non possono venire a sparare addosso proprio a voi!

Vedi anche: Agrigento: cara sindaca di Favara ci ripensi, non è abusivismo ma rigenerazione di Manlio Lilli

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