Da cosa fuggirebbe l’Ulisse di oggi? Troia metafora della solitudine, Polifemo gigante della precarietà
di Flavia Palomba
Il termine “Odissea” è da sempre sinonimo di viaggio tormentato, incarnando nell’immaginario collettivo una tempestosa peregrinazione. Il suo protagonista Ulisse non ha mai conosciuto l’usura del tempo, influenzando per secoli la letteratura mondiale, quale emblema di astuzia e di modernità. L’uomo che osa sfidare l’inimmaginabile.
Il poema omerico questa estate è tornato ad animare i dibattiti culturali grazie alla pellicola di Nolan, presente da qualche settimana nelle sale ed oggetto di interessanti considerazioni. Grandi linee, il poema è noto a tutti; l’eroe epico che sopravvissuto alla guerra di Troia deve peregrinare per anni prima di rivedere la sua amata Itaca.
Costantemente ostacolato da divinità dispettose, che incarnano vizi e virtù degli esseri umani. Il mito di Ulisse ha attraversato i secoli, ed è stato metro di paragone per molti intellettuali che ne hanno sempre decantato la sua straordinaria attualità, ma come sarebbe il suo viaggio se fosse interamente calato nella nostra quotidianità?
Probabilmente Ulisse non partirebbe dalle macerie di una guerra materiale, ma al contrario il tutto prenderebbe inizio dai frantumi della propria individualità. La Troia da cui cercherebbe di scappare sarebbe un luogo di alienazione e tremenda solitudine, fuggirebbe dalla ricerca costante del profitto, dalla corsa contro il tempo, dal dover essere performanti a tutti i costi. Fuggirebbe dalle apparenze, e dalla superficialità che caratterizzano il nostro tempo, mettendosi alla ricerca della propria identità.
Polifemo oggi sarebbe rappresentato dall’automatismo e dalla omologazione a tutti i costi, dalla liquidità sociale, da una precarietà che ha inghiottito tutti i punti di riferimento. Il gigante incarnerebbe la miopia dell’incertezza sovrana, declinata in tutti i settori della vita sociale. Compreso il mondo lavorativo, spesso privo di un orizzonte di stabilità, carente di una sicurezza economica nel lungo periodo, un mondo dove la linea di demarcazione tra lavoro e tempo libero diventa sempre più sottile. Grazie anche alla dittatura della tecnologia a portata di mano, poiché si vive in constante connessione con la posta, con i social, con il telefono, vittime di una logorante reperibilità.
Nel poema originale, l’eroe omerico sceglie di farsi legare ad un palo per resistere alle canto delle sirene ed alle loro promesse di regalare la conoscenza assoluta, ed il superamento dei limiti umani. Promesse che stridono, però, con i mucchi di ossa dei tanti marinai che ci hanno creduto. Oggi viviamo sommersi da nuovi canti, il riscontro sui social, l’ansia da feedback, l’attesa di un like in più, ed i contenuti personalizzati attirano promettendo gratificazione istantanea e benessere fugace. Naturalmente a scapito delle relazioni autentiche.
Ulisse compie il suo difficile percorso all’insegna dell’appartenenza, appartiene alla sua terra, al suo popolo, alla sua famiglia, combatte per il suo ritorno, senza cedere alle lusinghe di Circe e di Calipso, nemmeno quando c’è in gioco l’immortalità. Oggi il senso del dovere diventa sempre più evanescente: Ulisse e Penelope sono l’esempio dell’amore granitico, della fedeltà a tutti i costi, un sentimento che si scontrerebbe con l’odierna esigenza di relazioni a bassa responsabilità, in cui l’essere umano è sottoposto ad un costante periodo di prova. In amore come nel quotidiano si è ormai divorati da una sorta di bulimia compulsiva priva di senso, il possesso regala un appagamento momentaneo, l’oggetto come l’essere umano deve essere sostituito da qualcosa che abbia un dettaglio in più.
Ed una volta tornato a casa, cosa ci sarebbe ad attendere il nostro eroe? Probabilmente una terra irriconoscibile divorata dal cambiamento che corre ad una velocità sfrenata, dunque per Ulisse non sarebbe possibile ipotizzare un viaggio materiale, bensì un percorso spirituale volto a salvaguardare la propria interiorità, in cui lottare per restare se stesso anche quando tutto intorno cambia irrimediabilmente.