Con 51 voti contro 50, il Senato americano ha deciso di riaprire il dibattito sulla riforma sanitaria Obamacare. Un risultato che Donald Trump ha definito un “grande passo”, visto che il dossier che divide la maggioranza repubblicana da mesi. Decisivi i voti del vicepresidente Usa Mike Pence e del repubblicano John McCain, rientrato oggi a Capitol Hill per prendere parte al voto procedurale, interrompendo così la convalescenza dopo l’intervento chirurgico cui stato sottoposto nei giorni scorsi e che ha portato alla diagnosi di un tumore al cervello. Tra i sì anche quello di Rand Paul, senatore del Kentucky che era stato tra i più critici della proposta formulata dai repubblicani in alternativa ad Obamacare, in particolare ritenendo che non andasse abbastanza in là nell’eliminare la l’Affordable Care Act voluto da Barack Obama. Secondo Trump la riforma voluta dal suo predecessore “sta torturando gli americani” e, ha aggiunto in un tweet, “i democratici hanno preso in preso in giro la gente abbastanza. Respingetela o Respingetela e Sostituitela! Ho già la penna in mano”.

Se i repubblicani però provvederanno ad abolire Obamacare senza sostituirla, nel prossimo decennio 32 milioni di americani in più rimarranno senza assistenza sanitaria e i premi assicurativi raddoppieranno. Nei giorni scorsi, in cui Trump ha chiesto ai senatori repubblicani di votare per demolire la riforma sanitaria del suo predecessore, il Congressional Budget Office ha pubblicato uno studio in cui conferma i dati, allarmanti, precedentemente diffusi riguardo alle conseguenza di un’approvazione dell’Obamacare Repeal reconciliation act.

A differenza del Better Care Reconciliation Act – la proposta per sostituire l’Obamacare che è naufragata al Senato per colpa di un gruppo di repubblicani che non l’ha sostenuta – questa misura che il leader della maggioranza Gop intende presentare in Aula la prossima settimana si limita a smantellare tassello dopo tassello la costruzione dell’Affordable Care Act.
Salterebbe così l’individual mandate, che impone agli americani di avere un’assicurazione sanitaria, ma anche gli sgravi fiscali e i sussidi che aiutano le famiglie a pagarla.

Come salterebbero i finanziamenti federali che hanno permesso l’allargamento del Medicaid, l’assistenza sanitaria pubblica per i più poveri, che negli Stati dove è stato applicato ha determinato un netto aumento delle persone assicurate. E verrebbero abolite le misure per spingere le società a inserire l’assicurazione sanitaria tra i benefit per i dipendenti, come le tasse per i redditi più alti e corporation. Insomma una vera e propria esplosione – si pensi che solo nel primo anno perderebbero l’assistenza sanitaria 17 milioni di americani – che, avvisa ancora lo studio dell’ufficio bilancio del Congresso, indipendente dalla maggioranza, creerebbe instabilità nel mercato delle assicurazioni sanitarie per anni.

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