Il problema dei crociati è che fanno le crociate a prescindere: dei fatti gliene cale nulla.

Nadia Somma si indigna per il mio articolo sull’uccisione di Marianna Manduca e scrive che il Tribunale di Messina ha stabilito che la responsabilità dei magistrati di Caltagirone sta “nel non aver disposto alcun atto di indagine rispetto ai fatti denunciati a decorrere dal mese di giugno 2007″. I fatti denunciati consistevano nell’aver utilizzato – Salvatore Nolfo – un coltello (dieci centimetri di lama) per pulirsi le unghie e nell’avere – in una seconda occasione – tenuto la mano dietro la schiena, come a nascondere un coltello, peraltro non visto. Questi fatti avevano cagionato nella Manduca preoccupazione: ne aveva dedotto minacce.

Quali indagini dovevano compiersi? Nolfo possedeva un coltello, fatto accertato. Non andava d’accordo con la moglie, altro fatto accertato. La legge non consentiva alcuna misura cautelare. Più che un decreto penale per porto di coltello in luogo pubblico (una multa di pochi euro, sempre che la denuncia della Manduca fosse stata considerata attendibile dal Gip) non si poteva fare. Dell’ininfluenza giuridica dell’eventuale perquisizione e dell’eventuale rinvenimento di un coltello (chissà quanti altri ce ne erano in cucina) ho già scritto ma Nadia Somma su ciò opportunamente sorvola. Però non tanto da non scrivere una sciocchezza: “fu quello il coltello con cui Saverio la uccise”. Non è vero, questo non è stato accertato, nessuno può dirlo; nemmeno il tribunale di Messina lo dice (dice invece “è probabile”). Ma, come ho scritto, per le crociate le prove sono un optional.

Le altre denunce, anteriori al giugno 2007, sono per fatti irrilevanti: mi ha detto bugiarda, ha sbattuto la porta e ha rotto un vetro, mi ha dato uno schiaffo (ma l’unico testimone non l’ha visto), mi ha cagionato lesioni (lievi, e il marito dice che in realtà sono stati lei e il padre a cagionarle a lui). Indagini? Quali? Per cosa? Un vetro rotto e due sberle date e ricevute? Misure cautelari? Se Somma non si fida di me, si informi: la legge non le consente. E poi, sarebbe questa la violenza che è alla base della “vittimizzazione secondaria delle donne” (ma che vuol dire)?

Femminicidio e maschicidio. Per Somma diritto e giurisprudenza sono irrilevanti: vero, femminicidio significa uccisione di una donna per motivi culturali e sessisti. Il che integra certamente l’aggravante di cui all’articolo 61 n. 1 codice penale (aver agito per motivi abbietti o futili); ciò può certamente essere vero anche nel caso in cui la vittima sia un uomo e l’uccisore una donna. In ogni caso più dell’ergastolo non si può dare. Mi aspetto da Somma la proposta della pena di morte in caso di femminicidio.

Gli errori capitano. Somma, stia attenta: l’errore sta nella sentenza che ha ritenuto responsabili i Pm di Caltagirone per l’uccisione della Manduca. Non nella presunta ma inesistente inerzia di questi Pm. Tutta la tirata sul destino e la sfiga c’entra come i cavoli a merenda. Travisare i fatti in funzione di una tesi non le rende un buon servizio. Sempre ammesso che la tesi lo meriti.

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