Lo stadio della Roma si farà. Dopo mesi di polemiche, trattative, accordi e contrattempi il Comune ha approvato la delibera di pubblica utilità che aggiorna quella precedente della giunta Marino: via libera al nuovo progetto, quello con cubature (e anche opere pubbliche) dimezzate, fortemente voluto da Virginia Raggi, ma non da tutti i suoi consiglieri. Infatti alla votazione decisiva non hanno partecipato altri due membri della maggioranza, oltre la sospesa Cristina Grancio. Mentre ieri era caduto il vincolo paesaggistico sull’Ippodromo di Tor di Valle, non esercitato dalla Soprintendenza. Così nonostante le proteste interne ed esterne al Movimento 5 stelle, non ci sono più grossi dubbi né ostacoli. Il tempo di una nuova conferenza dei servizi (che le parti in causa si augurano più breve e meno travagliata della precedente) e, salvo ulteriori sorprese, i lavori potranno partire. Probabilmente a inizio 2018. Proprio come voleva il presidente dei giallorossi, James Pallotta, che di recente aveva persino minacciato l’addio in caso di ulteriori ritardi.

ASSENTI TRE CONSIGLIERI M5S – Per arrivare al sì definitivo in tempi così rapidi il Campidoglio ha forzato le tappe. E pure la mano di chi non era d’accordo col progetto. Prima la corsa nelle varie commissioni e in Municipio, con l’amministrazione locale costretta a votare il parere positivo in seduta straordinaria di domenica, sotto gli occhi vigili del capogruppo Paolo Ferrara. Poi la tre giorni in aula, tra pregiudiziali respinte ed emendamenti cassati. Una battaglia che non poteva non lasciare segni: al voto finale non hanno partecipato ben tre consiglieri della maggioranza. Alla “ribelle” Cristina Grancio, che venerdì era stata sospesa dai vertici del Movimento per aver abbandonato la Commissione Urbanistica, si sono aggiunte Monica Montella e Gemma Guerrini, pure loro storicamente contrarie allo stadio e vicine alla collega allontanata. Alla fine la delibera è stata approvata ugualmente senza problemi con 28 voti a favore (uno anche da Forza Italia), compreso quella della sindaca Raggi arrivata in aula per mettere il suo sigillo sul provvedimento. Ma la loro assenza nella seduta finale (che nel Movimento hanno provato a sminuire come “ferie programmate da tempo”) non è passata inosservata.

CADE IL VINCOLO SULL’IPPODROMO – Una buona notizia per il M5s (e per l’As Roma), se non altro, era arrivata ieri dalla Soprintendenza, che sembra intenzionata a non procedere nell’iter di tutela architettonica del vecchio ippodromo di Tor di Valle, avviato a inizio 2016. “Non c’è mai stato nessun vincolo, solo una proposta. E la mia posizione è che la proposta è impraticabile”, ha spiegato il soprintendente Prosperetti. Questioni tecniche: lo Stato aveva già dato parere favorevole, e il progetto intanto era andato avanti. Così nonostante le proteste dell’associazione Italia Nostra che annuncia ricorso al Tar, la strada per il nuovo stadio pare spianata: il vincolo era una delle principali motivazioni alla base della conclusione negativa della conferenza dei servizi. L’ultimo vero ostacolo al progetto, dopo l’accordo di febbraio tra Comune e proponenti. Ora non sembrano essercene altri.

NUOVA CONFERENZA DEI SERVIZI – Restano al massimo un po’ di dubbi. In particolare quelli sul nuovo progetto e sulle infrastrutture, dalla cancellazione del ponte sul Tevere agli interventi sulla Roma-Lido. Alla fine il M5s ha fatto inserire in delibera che i circa 45 milioni di euro previsti per il potenziamento della linea vengano spesi tutti per l’acquisto di materiale rotabile, e non per il “revamping” (il restauro) di vecchi mezzi in disuso, come previsto originariamente dai proponenti. Uno dei tanti compromessi al ribasso sulle opere pubbliche successivo al taglio delle cubature che aveva fatto storcere il naso alle opposizioni. In compenso grazie ad un emendamento firmato dalla maggioranza nel nuovo progetto sono spuntate persino delle pale eoliche, per l’ “approvigionamento energetico dell’area”. Sarà questo nuovo dossier ad arrivare presto sul tavolo della Regione: il Campidoglio è riuscito a rispettare la data del 15 giugno, la scadenza fissata per l’invio delle controdeduzioni da parte dei proponenti, su cui chiedere l’avvio di una nuova conferenza dei servizi. La durata prevista della legge è di 180 giorni, ma stavolta potrebbe volerci anche meno. Poi in autunno si tornerà in aula: anche se con le novità per gli stadi inserite nell’ultima manovrina non sarebbe necessario, l’assessore Montuori ha promesso che una variante urbanistica ad hoc sarà votata dall’assemblea. Altro passaggio complicato per la maggioranza frammentata dei 5 stelle. Ma a questo si penserà più avanti: da oggi per il nuovo stadio della Roma è solo questione di tempo.

Twitter: @lVendemiale

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