Cnel, il governo nomina presidente Tiziano Treu. Firmò l’appello per il Sì al referendum che l’avrebbe abolito
Firmò per abolirlo, ora ne diventa presidente. Il consiglio dei ministri ha nominato Tiziano Treu alla guida del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel). L’ex ministro del Lavoro e dei Trasporti, che del Cnel è stato consigliere fino al luglio 2015, è però tra i quasi 200 giuristi firmatari lo scorso anno del manifesto per il Sì al referendum sulla riforma costituzionale firmata da Matteo Renzi e Maria Elena Boschi. Riforma che prevedeva tra l’altro l’abolizione del Cnel, ultima fase di uno svuotamento iniziato nel 2015 con il taglio dei fondi e dei consiglieri.
“Viene operata una decisa semplificazione istituzionale, attraverso l’abolizione del Cnel e la soppressione di qualsiasi riferimento alle province quali enti costitutivi della Repubblica”, recitava tra l’altro il manifesto. I firmatari attribuivano alla riforma, poi bocciata a larga maggioranza, la potenzialità di affrontare “efficacemente alcune fra le maggiori emergenze istituzionali del nostro Paese”. E, tra queste, elencavano anche l’abolizione dell’organo consultivo. La cui assemblea a febbraio, scampata l’abolizione, ha presentato un disegno di legge di “autoriforma” con cui di fatto chiede nuove funzioni e competenze tra cui l’emanazione di pareri obbligatori (non vincolanti) sui principali documenti di finanza pubblica e la certificazione del grado di rappresentatività nazionale dei sindacati nel settore privato. Il ddl conferma invece il numero di consiglieri, 64, e le rappresentanze, e non taglia gli emolumenti.
Del resto, come ha raccontato il Corriere la settimana scorsa, nell’ultima assemblea – quando il nome di Treu al posto dell’uscente Delio Napoleone era ancora un’indiscrezione – i 22 consiglieri superstiti dell’ente mai abolito sono tornati a batter cassa delegando l’ufficio di presidenza “a porre allo studio una proposta equilibrata in materia di indennità e di rimborsi e spese di partecipazione alla riunioni”. Tradotto: chi non ha mollato la poltrona dopo la cancellazione degli emolumenti rivuole l’indennità cancellata nel 2015 dopo lo scandalo degli sprechi per i quali la Corte dei Conti contesta un danno erariale da 800mila euro a 15 consiglieri dalle consulenze facili (l’udienza tra una decina di giorni). Il gettone era pari a 25mila euro l’anno per i consiglieri semplici, più i rimborsi spese, e 45mila euro per i vicepresidenti. Esclusi i premi di risultato. Mentre il presidente ne prendeva 215mila. Non solo: i 12 presenti, all’unaniminità (gli altri dieci erano assenti), hanno chiesto pure gli arretrati, pari a circa 4 milioni di euro complessivi. Si parla anche di ricorsi al Tar e magari al Consiglio di Stato.
Treu, 77 anni, ordinario di diritto del lavoro alla Cattolica di Milano, è stato ministro del lavoro nel governo Dini e nel primo governo Prodi (1995-1998) e ministro dei Trasporti nel primo governo D’Alema (1998-1999). Ha dato il nome al “Pacchetto Treu”, la legge del 1997 che introdusse per la prima volta in Italia il lavoro interinale e altri contratti di lavoro atipico.