4) Il Front national non va per nulla sottovalutato anche se non ottiene il risultato sperato. Non lo ottiene anche per le caratteristiche appena descritte: movimenti nuovi, leaderistici, personalistici, con argomenti forti contro il vecchio establishment, hanno drenato consensi che, in caso contrario, si sarebbero potuti riversare su Marine Le Pen. Ma il Fn ottiene il suo record storico quanto a voti e se anche dovesse perdere al secondo turno, ma con un risultato prossimo al 40%, sarebbe la voce inaggirabile del “popolo” contro le elites. Siccome non ha mollato di un centimetro il proprio orientamento razzista e nazionalista esasperato, sarebbe opportuno che perdesse più nettamente.

5) Che aspettarsi e augurarsi da Melenchon? Non c’è dubbio che le sorti della sinistra francese ora dipendano dalle sue mosse. Melenchon e Macron si sono divisi le spoglie della sinistra come era strutturata precedentemente e, in sostanza, ripropongono lo schema delle “due sinistre”. Solo che, in questo caso, è molto difficile che possano collaborare. Macron completa l’approdo centrista del socialismo francese il quale tenterà l’abbraccio con il probabile futuro presidente ma ne verrà definitamente risucchiato.

6) L’altra sinistra guarda a Melenchon il quale può giocare la carta di un nuovo rassemblement che, però, viste le premesse di queste presidenziali, si giocherà sulla sua ambizione, sul personalismo e sulla sua centralità. E questo potrà rendere molto difficile l’accordo o la fluidificazione con gli altri partiti che vorranno lavorare insieme a lui. Certamente, però, lo spazio politico di questa possibile nuova sinistra francese non è quello classicamente conosciuto della sinistra radicale, ma piuttosto un mix di neo-riformismo e neo-radicalismo con tinte populiste e movimentistiche. Non è detto che sia disprezzabile ma nemmeno che possa riuscire a rappresentare alla lunga l’alternativa necessaria.

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Elezioni Francia, otto riflessioni in vista del secondo turno di Presidenziali

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