È rimasto negli uffici della procura di Roma per poco più di un’ora. È stata una visita breve quella di Michele Emiliano al Palazzaccio di piazzale Clodio, dove è arrivato poco dopo le ore 15 e 30.  Il governatore della Puglia e candidato alle primarie del Partito Democratico è stato interrogato nell’ambito dell’inchiesta Consip. Emiliano non è indagato ma è stato sentito come testimone per chiarire la vicenda – rivelata dal Fatto Quotidiano – legata ad alcuni sms nei quali il ministro Luca Lotti gli suggeriva un incontro con l’imprenditore Carlo Russo, amico di Tiziano Renzi.  Sia il padre dell’ex premier che Russo sono indagati nell’inchiesta della procura di Roma, per traffico di influenze in concorso.  Gli sms inviati dal ministro Lotti al presidente pugliese sono stati acquisiti dagli inquirenti capitolini. Acquisiti anche i messaggi inviati sempre a Emiliano da Renzi senior.

Nell’indagine Consip sono indagati anche l’imprenditore napoletano Alfredo Romeo (in carcere) e il dirigente della centrale acquisti della pubblica amministrazione, Marco Gasparri, accusati entrambi di corruzione. Secondo i pm, Romeo avrebbe consegnato a Gasparri in 3 anni circa centomila euro in cambio di informazioni riservate sulle gare. Indagato anche il ministro dello Sport Luca Lotti per rivelazione di segreto istruttorio. Stesso reato contestato il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Tullio Del Sette e al comandante della Legione Toscana dei carabinieri, Emanuele Saltalamacchia.  L’inchiesta –  svelata il 21 dicembre in esclusiva da Marco Lillo sul Fatto Quotidiano – è stata trasferita da Napoli a Roma.

“Le apro il telefonino davanti. Conservo tutto io. Questo è il primo messaggio mio a Luca Lotti”, aveva detto Emiliano al Fatto, rispondendo alle domande sui possibili affari in Salento di Russo. Il governatore della Puglia aveva proseguito il suo racconto con il telefonino in mano: “Vede, era ottobre 2014, Renzi era da poco premier, io scrivo a Lotti: Conosci un certo Carlo Russo che sta venendo a Bari a sostenermi dicendo che è amico tuo e di Maria Elena Boschi?’ Lotti – diceva ancora Emiliano – mi risponde laconico, come lei vede: ‘Lo conosciamo’. Allora io insisto con questo altro messaggio: ‘In che senso? Lo devo incontrare o lo devo evitare?’. E questa qui – raccontava il governatore – è la risposta di Lotti: ‘Ha un buon giro ed è inserito nel mondo della farmaceutica. Se lo incontri per 10 minuti non perdi il tuo tempo’”.

Effettivamente l’imprenditore Russo si occupava di consegna di farmaci a domicilio a Firenze. “A quel punto – proseguiva Emiliano – io ho incontrato Russo. Senza il messaggio di Lotti non ci sarei andato. Si presentava come un rappresentante di Renzi e dei suoi. Mi ha invitato a cena con il presidente della Confindustria di Lecce che io peraltro già conoscevo di mio. Non capii il senso della cosa. Diffidai a fiuto anche se diceva di essere amico di Matteo Renzi e di tutti i suoi uomini di fiducia. Forse mi accennò al discorso dei farmaci a domicilio che faceva in Toscana. Ma evitai di approfondire. Poi – aggiungeva il governatore – ad agosto si è fatto risentire tramite la mia segretaria. Si presentò a lei come l’amico di Tiziano Renzi. Disse di riferirmi che aveva avuto un mandato da Matteo Renzi in persona a incontrarmi riservatamente per ‘trovare una quadra’, cioè per fare la pace ma – precisava Emiliano – parliamo di un anno prima rispetto alle conversazioni con Romeo. Comunque io Russo non lo incontrai. I rapporti si erano già rotti con Renzi da tempo. Russo non mi invitò mai a casa sua tanto meno nel 2016. Né io mai ci sarei andato. Dal 2015 io Russo non l’ho più visto”.

Agli atti del fascicolo, gli inquirenti hanno acquisito anche i messaggi inviati da Tiziano Renzi al governatore. “Mi voleva incontrare e, ovviamente, visto che era il padre del mio segretario, non vedevo problemi. Però non ci trovammo mai con le date. Ecco qui, aspetti che cerco i messaggi”, diceva sempre Emiliano – smartphone alla mano – al nostro giornale. Nel febbraio del 2015, infatti, il padre del premier gli comunicava di essere a un convegno in un hotel a Bari. “Si trova a due passi da casa mia, ma io ero fuori”, era la puntualizzazione di Emiliano.

La procura di Roma avrebbe dovuto interrogare il presidente della Puglia già il primo marzo scorso. L’interrogatorio, però, quel giorno è slittato. Nel frattempo Emiliano ha formalizzato la sua candidatura alla segreteria del Pd, respingendo al mittente ogni accusa di conflitto d’interesse. “La magistratura esamina i fatti liberamente – ha detto il presidente pugliese – Ciascuno di noi è obbligato a collaborare. Ci mancherebbe pure che in una situazione in cui si indaga su un sistema di potere, questo sistema di potere avesse pure come risultato quello di eliminare dal gioco, per questa ragione, un suo avversario politico”.

“Ci sarebbe il segreto istruttorio“, ha detto invece il governatore a chi gli chiedeva dell’interrogatorio durante l’inaugurazione della sede del suo comitato elettorale a Roma. “Ho la testa da tutt’altra parte – ha aggiunto  – e non ho bisogno di leggere di Consip sui quotidiani, certo mi interessa poi sapere come va a finire… ma intanto adesso abbiamo altro a cui pensare”. Sempre sul fronte politico l’interrogatorio del governatore ha raccolto il commento dello stesso Lotti, che in un’interista a Sky ha dichiarato: “Diciamo che le vicende personali hanno inciso sulla serenità con la quale uno affronta il proprio lavoro. Ma con altrettanta franchezza voglio dire che la serenità che ho dentro, perché conosco la verità e so che verrà a galla, non mi impedisce di continuare a fare il mio lavoro e di provare a dare una mano allo sport in Italia e alle associazione che fanno sport. Ripeto, io credo che alla fine la verità verrà a galla“.

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