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giovedì 22/12/2016

Indagato Del Sette Tremano la politica e il “Giglio Magico”

Secondo i pm, il comandante dei carabinieri ha spifferato le indagini (e le microspie) per corruzione nel super affare

Il comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette è indagato per favoreggiamento e rivelazione del segreto istruttorio nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti Consip che lambisce il cosiddetto ‘Giglio Magico’ e il padre del leader del Pd, Tiziano Renzi, che non è indagato ma il cui nome è tirato in ballo nelle carte. L’accelerazione dell’inchiesta dei pm di Napoli Henry John Woodcock, Enrica Parascandolo e Celeste Carrano c’è stata nella notte di martedì 20 dicembre.

Come abbiamo raccontato ieri, a Napoli l’imprenditore Alfredo Romeo è indagato con l’accusa di avere corrotto un alto dirigente della Consip, Marco Gasparri. Al centro degli accertamenti dei pm c’è l’appalto cosiddetto FM4, la mega-gara di facility management, bandita nel 2014 e suddivisa in molti lotti, tre dei quali potrebbero essere aggiudicati alla società di Alfredo Romeo insieme ad altre. Le forniture pluriennali di tutti gli uffici delle pubbliche amministrazioni e delle università italiane valgono 2,7 miliardi di euro, pari a più dell’11 per cento della spesa pubblica nel settore. Il 16 dicembre, i pm sentono Gasparri alla presenza del suo avvocato Alessandro Diddi.

Il funzionario spiega i suoi rapporti con Romeo e parla dell’influenza della politica su nomine e appalti. I carabinieri del Noe e i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli, martedì entrano nell’ufficio dell’amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni, nominato dal governo Renzi nel 2015. Subito dopo quella visita, i palazzi del potere entrano in fibrillazione. Tutti si agitano per capire cosa sta accadendo. Il Fatto, dopo avere sentito più fonti, oggi è in grado di ricostruire il perché di tanta ansia: l’amministratore delegato (non indagato) di Consip ha ‘cantato’, come si diceva una volta. Non su Gasparri o Romeo, ma su nomi più rilevanti. I pm hanno sentito Marroni sulla soffiata che stava schiantando le indagini più segrete della Procura di Napoli.

Come è andata? Marroni incarica nelle scorse settimane una società privata di effettuare la bonifica degli uffici della Consip. Non è una cosa usuale. Nell’indagine è coinvolto un personaggio non comune. Si chiama Carlo Russo, 33 anni, imprenditore di Scandicci, amico di Tiziano Renzi e in ottimi rapporti con l’imprenditore Alfredo Romeo, accusato di corruzione per i suoi rapporti con Consip. Russo è un tipo che ama parlare del suo rapporto con Tiziano Renzi e con la moglie Laura. Sarebbe interessante capire se ci sono rapporti triangolari tra Tiziano Renzi, Carlo Russo e Alfredo Romeo. Ma l’ipotesi probabilmente non potrà avere riscontro dalle microspie in Consip che sono state neutralizzate dalla soffiata.

Anche per questo i pm martedì sentono Marroni a sommarie informazioni e alla fine l’amministratore di Consip – che sa di essere stato ascoltato – su domanda specifica risponde: “È stato il presidente della Consip Luigi Ferrara a dirmi che lo aveva messo in guardia il Comandante generale dei Carabinieri Tullio Del Sette”. Bum!

I pm saltano sulla sedia e immediatamente convocano il presidente Ferrara, 46 anni, napoletano, un tecnico molto introdotto e influente, oltre a essere presidente di Consip è vicesegretario generale della Presidenza del Consiglio. In passato era capo del Dipartimento del personale del ministero del Tesoro ed era considerato vicino a Enrico Letta.

In un teso esame a sommarie informazioni in orari notturni, in termini più vaghi di quelli netti usati da Marroni, Ferrara conferma ‘la dritta’ del comandante. Al Fatto ieri Ferrara ha spiegato con molta ritrosia: “Del Sette mi disse di stare attento agli incontri che facevo con gli imprenditori e in particolare con Alfredo Romeo e io riferii la cosa all’amministratore delegato Marroni per consigliare anche a lui le migliori regole di ingaggio per gli imprenditori, ma non ricordo ora di avere parlato di Romeo”. Il racconto di Ferrara sembra però incoerente con il prosieguo della storia. Se la prima stazione appaltante d’Italia viene messa in guardia dal numero uno dei Carabinieri su un imprenditore (indagato ma allora in segreto) la reazione naturale è quella di evitare incontri. Non quella di bonificare gli uffici. Al Fatto Ferrara replica: “Io non c’entro con quella scelta e non ne sapevo nulla. Non ho neanche un vero ufficio in Consip”. E il dirigente indagato? “Abbiamo già deciso di intervenire sulla sua posizione. Faremo un comunicato”.

Ovviamente, vista la carica rivestita e vista la presenza di versioni diverse e da verificare, la presunzione di innocenza deve essere garantita. A maggior ragione a un comandante generale dell’Arma. Però questa storia presenta alcune anomalie. Alfredo Romeo è in rapporti molto stretti con Carlo Russo, un 33enne imprenditore di Scandicci, vicino a Firenze, a sua volta in rapporti con Tiziano Renzi.

La fuga di notizie ha danneggiato l’indagine proprio quando Russo si profilava all’orizzonte. Pochi mesi dopo la presunta ‘dritta’ del comandante Del Sette ai vertici Consip, a Rignano sull’Arno, patria dei Renzi, succede qualcosa di strano secondo un articolo de La Verità. Giacomo Amadori il 6 novembre sul giornale diretto da Maurizio Belpietro scrive: “Babbo Renzi è agitato per un’inchiesta di una Procura del Sud … dovrebbe essere Napoli”. Poi il racconto che gli amici più stretti di Tiziano a Rignano gli avrebbero confidato che se fosse uscita la notizia prima del 4 dicembre, Matteo avrebbe perso il referendum. Cosa poi riuscita a Matteo senza l’aiuto del padre. Renzi senior sa dell’indagine e si comporta di conseguenza. La Verità spiega: “Chiede all’ospite di turno di lasciare il cellulare all’ingresso della casa di Rignano e poi prende la strada bianca che conduce nel bosco dove confida tutte le sue preoccupazioni. L’inchiesta – prosegue l’articolo – ruoterebbe intorno a una vicenda del tutto nuova”. Poi, solo nel sottotitolo: “L’inchiesta riguarda una vicenda in cui è coinvolto un personaggio in rapporti con babbo Renzi che si giustifica: l’avrò visto una volta sola”. Il personaggio somiglia a Carlo Russo, l’imprenditore che condivide con Renzi senior la passione per i pellegrinaggi e che ha contatti con Romeo.

La soffiata a Roma ha avuto un effetto a Rignano? E chi andava in giro a svelare notizie riservate voleva favorire e salvare solo la Consip o qualcun altro? A queste domande dovrà rispondere la Procura di Napoli. O quella di Roma se, come appare probabile, il fascicolo sarà trasferito per ragioni di competenza territoriale.

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Accordo coi sindacati

Almaviva, congelati per tre mesi i licenziamenti

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Nessun accordo sulla vertenza del call center Almaviva Contact, ma un ultimo tentativo di mediazione proposto dal ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda e dalla sua vice Teresa Bellanova. Si punta a prorogare i termini del confronto e quindi anche a rinviare di almeno tre mesi i 2.511 licenziamenti che, in mancanza di altre soluzioni, partirebbero già oggi. Il percorso indicato dal ministro Calenda consisterebbe nella prosecuzione del confronto, con il supporto del governo, sulla base del ricorso agli ammortizzatori sociali e della contestuale previsione di uscite volontarie fino al 31 marzo 2017. Nel frattempo, le parti si dovranno impegnare a proseguire il confronto per individuare interventi temporanei sul costo del lavoro e soluzioni in grado di far recuperare efficienza e produttività alle sedi di Roma e Napoli, così da allinearle agli altri siti aziendali. In questa corsa contro il tempo, i sindacati – all’incontro al Mise erano presenti i tre leader di Cgil, Cisl e Uil – hanno dato la loro disponibilità ad accettare il percorso del ministro. Ancora nessuna notizia, invece, dal fronte aziendale. Almaviva, infatti, non si è ancora espressa sulla possibilità di accettare o meno la proposta del ministro.

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Processo “San Michele”

’Ndrangheta e Tav: sei condanne e tre assoluzioni

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Testatina del 22/12/2016

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La veloce ascesa del generale, spinto dal vento di Renzi & C.

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