Almeno sette morti tra gennaio e febbraio e più di 200 famiglie costrette a lasciare le loro abitazioni e a rifugiarsi in alloggi precari nel governatorato di Ismailia.

Queste sono le conseguenze della nuova serie di attacchi portati a termine in Egitto contro la minoranza – il 10 per cento della popolazione – dei cristiani copti, questa volta nella zona di al-Arish, nel nord del Sinai. L’ha rivendicata lo Stato islamico, che si è anche attribuito l’attentato alla cattedrale di san Marco, al Cairo, in cui lo scorso dicembre avevano perso la vita 25 civili.

Nei giorni scorsi Amnesty International ha raccolto e diffuso una serie di testimonianze che illustrano bene il clima di terrore che vivono i cristiani nel Sinai. Com’era naturale e comprensibile, la comunità copta aveva accolto con favore il colpo di stato del luglio 2013 di Abdel Fattah al Sisi, ritenendo che avrebbe potuto sentirsi maggiormente protetta rispetto a un governo della Fratellanza musulmana.

Già nell’estate 2013 erano scattate in tutto il paese le rappresaglie contro i “collaborazionisti”: chiese e case copte date alle fiamme, saccheggi e aggressioni. Poi, nel nord del Sinai i gruppi armati islamisti hanno iniziato a rapire numerosi copti a scopo di estorsione; in alcuni casi li hanno uccisi.

Come già si era notato nelle proteste successive all’attentato alla cattedrale di San Marco, i copti accusano al Sisi di comportarsi come i presidenti che l’hanno preceduto, ovvero di non garantire protezione alla loro comunità. Di più, al-Sisi è accusato di aver privilegiato la strada degli accordi locali di conciliazione. Solo che, sostengono i copti, le forze sono impari: alcuni di questi accordi hanno infatti finito per favorire, in nome della pace, lo sfollamento di molte loro famiglie.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Corea del Nord lancia quattro missili: tre cadono nel Mar del Giappone. Tokyo, Washington e Seul verso risposta comune

next
Articolo Successivo

Niger, le molte vite di Martin: meccanico per caso, contadino per forza e padre in esilio

next