‘’Avevo un piccolo sogno. Se avessero appoggiato tre mesi il mio governo, gli avrei presentato tre lenzuolate di riforme, e voglio vedere se non le votavano”. È questo, sintetizzato, il succo del discorso rivolto al Movimento 5 stelle da Pierluigi Bersani, alla sua prima uscita pubblica dopo la rottura con il Pd di Matteo Renzi. L’ex segretario Pd ricorda con un pizzico di rimpianto la mancata alleanza con il Movimento. Siamo a inizio legislatura, ai tempi delle ormai famigerate consultazioni in streaming, quando Bersani fu incaricato di trovare una alleanza di governo. “Volevo lasciare a futura memoria che non ero io che gli mettevo le dita negli occhi”, dice riferendosi ai pentastellati. “Ci fossero mai stati per un po’, io avevo anche un mio piccolo sogno: butto lì tre lenzuolate (di riforme, ndr) sui temi della vita comune dei cittadini, poi erano affari loro se andavano via”. Bersani, davanti a oltre 600 persone venute a sentirlo in un palazzetto di Modena, sembra ancora tendere la mano ai Cinque stelle. Li considera “portatori di qualcosa di cui dobbiamo discutere”. Di più, considera i 5 stelle un ultimo argine, contro qualcosa di peggio, riferendosi probabilmente al pericolo di un emergere di partiti populisti e xenofobi o di un pericoloso allontanamento dalla politica da parte della gente: “Il M5s – dice Bersani – tiene in stand by una situazione per la quale che se non si ha uno sbocco rapido in un rinvigorimento del centrosinistra, prima o poi viene su di peggio”.’

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