Andare al voto subito, prima che la gente si dimentichi di lui, prima che passi di moda, prima che la destra si organizzi in uno schieramento unico, prima che la sinistra si metta d’accordo (su questo potrebbe stare più tranquillo). Sembra questo l’intento dell’ex premier Matteo Renzi, a cui è rimasta l’importante poltrona di segretario pd.

A suo favore ha una legge elettorale, uscita dalla Consulta, che permette ai segretari di partito di scegliersi buona parte dei parlamentari grazie ai capilista bloccati. Andare al voto senza passare per un Congresso nell’unica illusione di avere il 40% degli elettori. Un 40% di italiani illuminati anzi folgorati dalle doti politiche e comunicative di Renzi, italiani che non sopportano tutti questi ‘gufi’, questi ‘sempreloro’ D’Alema e compagnia. Di italiani così ne esistono, io ne conosco ancora. Anche dopo la sconfitta si preparano alla rivincita. Sono quelli che ‘Grillo è un pregiudicato’, ma con Berlusconi (che è sempre un pregiudicato per reati ben più gravi) farebbero un accordo di governo a occhi chiusi.

Dobbiamo ammetterlo: ha ragione Matteo, la gente che lo voterebbe domani c’è ed è tanta. Ma è qui che viene la dura realtà, secondo gli ultimi sondaggi (dell’Istituto Ipr di Antonio Noto), un Pd diviso (Renzi da una parte e un raggruppamento con D’Alema dall’altra) varrebbe solo un 20%. Una percentuale mai raggiunta dal Pd a livello nazionale, e una lista di sinistra anti-Matteo raccoglierebbe il 14%. Tanti, tantissimi voti che agitano il sonno delle notti renziane.

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