400 kg di frutta e verdura buttate via. Così ogni settimana a Milano nei 60 mercati rionali per un totale di oltre 20 tonnellate di cibo buttato. Succede nella città che solo l’anno scorso ha ospitato Expo, l’esposizione universale con tema l’alimentazione. Da questa situazione è nata Recup, un’associazione creata da un gruppo di giovani milanesi con un obiettivo semplice: andare di mercato in mercato (per ora sono attivi su 4), chiedere ai commercianti il cibo che altrimenti andrebbe buttato e ridistribuirlo sul momento a tutti quelli che ne hanno bisogno. “Il nostro progetto tocca tanti ambiti diversi – spiega Alberto Piccardo uno dei fondatori – C’è un attenzione verso le tematiche ambientali ma anche quelle sociali. Ci sono tante persone che vanno in giro per i mercati a rovistare nei rifiuti in solitudine. Noi raccogliamo tutti e poi concentriamo frutta e verdura in un solo punto. D’altra parte in molti mercati milanesi non c’è la raccolta differenziata. Quindi la merce scartata finisce insieme a plastica, carta e legno”. Secondo Recup alla base di questo spreco ci sono diversi fattori: in primo luogo la maggior parte dei commercianti non possiede celle frigorifere dove conservare l’invenduto. Inoltre una sovrapproduzione di frutta e verdura mantiene i prezzi molto contenuti. Per questo, acquistare più merce di quella che verrà venduta non danneggia economicamente gli ambulanti. “Per produrre s’inquina e si usano pesticidi – continua Piccardo – E’ ovvio che la produzione deve diminuire”. 

Il 14 settembre 2016, è entrata in vigore in Italia la legge antispreco. Nel testo s’incentiva lo donazione di cibo attraverso sgravi fiscali. “L’obiettivo – spiega Maria Chiara Gadda, parlamentare del Pd e prima firmataria della legge – è mettere in connessione i soggetti diversi: chi genera eccedenze alimentari, dal grande supermercato al ristorante, con le tantissime associazioni di volontariato che nel nostro paese operano da tanti anni. Noi vogliamo fare in modo che prodotti sani e buoni vengano recuperati prima che diventino rifiuti”. 

Ma i problemi legati allo spreco riguardano non solo la distribuzione ma anche la ristorazione: secondo uno studio del Politecnico di Milano, infatti, ogni anno nei ristoranti italiani vengono buttati via 185mila tonnellate di cibo per un valore totale di 2,6 miliardi di Euro. “Ci sono delle categorie di cibi che è difficile recuperare – spiega Maurizio Verdone proprietario del ristorante milanese Il Tempio d’oro – Ma noi sono anni che cerchiamo di utilizzare, per quanto possibile, tutto quello che acquistiamo. Da una parte gli alimenti già cucinati ma non ancora serviti al cliente vengono rielaborati per ripresentarli in altri piatti. Dall’altra diamo la possibilità ai clienti di portarsi a casa il cibo che non hanno ancora consumato attraverso la doggy-bag. Una volta si faceva poco, ora sono gli stessi clienti a richiederlo”.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Il collare elettrico non è una necessità. Ora finalmente non ci sono più dubbi

prev
Articolo Successivo

Diritti Lgbt, cosa pensano del 2016 i rappresentanti delle associazioni italiane

next